La mobilità internazionale non sia patologia da combattere: Meritocrazia Italia chiede la creazione di un Sistema nazionale del talento italiano nel mondo

La mobilità internazionale non sia patologia da combattere: Meritocrazia Italia chiede la creazione di un Sistema nazionale del talento italiano nel mondo

Tra il 2021 e il 2025 oltre 129 mila italiani tra i 18 e i 39 anni sono rientrati in Italia dopo un’esperienza all’estero. Il dato segna un cambiamento significativo: se tra il 2011 e il 2015 si registravano 26 rientri ogni 100 trasferimenti oltreconfine, nell’ultimo quinquennio siamo arrivati a 40.
Sono numeri che meritano attenzione perché raccontano un’Italia diversa da quella descritta esclusivamente attraverso la fuga dei cervelli. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformarli in una narrazione rassicurante.

Il punto è capire perché in tanti partono, perché tornano e, soprattutto, che cosa trovano quando decidono di farlo.
Ed è qui che emerge una fotografia molto più interessante del rapporto tra le nuove generazioni e il nostro Paese.

La mobilità internazionale non dovrebbe essere considerata una patologia da combattere. Un giovane che studia a Parigi, lavora a Berlino, fa ricerca a Londra o costruisce un’impresa negli Stati Uniti non rappresenta necessariamente una perdita per l’Italia. Può diventare una straordinaria risorsa se il nostro sistema economico e istituzionale resta capace di mantenere con lui un legame e, soprattutto, di offrirgli in futuro condizioni competitive per riportare nel Paese competenze, relazioni, capitale e conoscenza.

Il problema nasce quando la mobilità diventa unidirezionale. Quando partire è relativamente semplice e tornare professionalmente conveniente diventa molto più difficile.
I giovani non chiedono soltanto di guadagnare di più. Chiedono di poter crescere. Chiedono organizzazioni nelle quali competenze e responsabilità abbiano conseguenze sulle carriere, amministrazioni efficienti, servizi pubblici adeguati, un mercato del lavoro capace di riconoscere l’esperienza internazionale e un sistema nel quale il futuro professionale non dipenda dalle relazioni personali ma dalla qualità del proprio lavoro.

È proprio da qui che dovrebbe partire una nuova politica nazionale sul capitale umano. L’obiettivo non dovrebbe essere costruire incentivi occasionali per “riportare i cervelli a casa”, ma creare un ecosistema permanente di circolazione dei talenti.

Meritocrazia Italia propone di:
– costruire un Sistema nazionale del talento italiano nel mondo, una rete attraverso la quale università, imprese e pubbliche amministrazioni possano intercettare competenze, proporre opportunità professionali, attivare collaborazioni e facilitare eventuali percorsi di rientro;
– superare la logica degli incentivi fiscali generalizzati e orientare maggiormente le politiche di rientro verso progetti professionali ad alto valore aggiunto;
– elaborare un programma di reintegrazione professionale delle competenze acquisite all’estero. Tornare in Italia non dovrebbe significare ricominciare da capo. Esperienze internazionali, qualifiche, competenze linguistiche e responsabilità professionali devono poter essere riconosciute rapidamente dal sistema pubblico e privato, eliminando quelle rigidità burocratiche che trasformano il ritorno in una corsa a ostacoli;
– intervenire sulle ragioni strutturali delle partenze (Salari, produttività, meritocrazia e qualità del lavoro).

Per questo una vera politica per il rientro dei giovani coincide, in larga parte, con una politica per la modernizzazione del Paese.
La vera sfida, allora, non è impedire ai giovani di partire. E non è nemmeno convincerli sentimentalmente a tornare. È costruire un’Italia nella quale si possa partire per crescere, tornare per investire ciò che si è imparato e restare perché esistono condizioni all’altezza delle proprie ambizioni.

Un Paese moderno non trattiene il talento. Lo mette in circolo e crea le condizioni perché, prima o poi, quel talento scelga nuovamente di investire nel luogo da cui è partito.
È questa la differenza tra contrastare la fuga dei cervelli e costruire una vera politica nazionale del capitale umano.
Stop war.