LA PSICOLOGIA NEET

LA PSICOLOGIA NEET

Esperienze a confronto

Il fenomeno NEET può essere analizzato sotto profili diversi, da quello economico a quello sociale.
Analizzando la questione dal punto di vista ‘psicologico’, vale tentare di un’indagine delle ragioni che porta tanti giovani a chiudersi in uno stato di apparente indolenza.

Interessante la riflessione sul particolare caso (uno tra i tantissimi) dei c.dd. ‘NEET per scelta‘. Di solito sono coloro che, in base a brutte esperienze lavorative, scelgono di non cercare più un impiego.
I racconti sono tutti molto simili: conclusa l’esperienza scolastica si inseriscono nel mondo del lavoro; nel primo periodo sembra andare tutto bene, l’ambiente è collaborativo, i colleghi sono gentili, i superiori rispettosi e il salario è adeguato alle loro mansioni; con il tempo questi rapporti cambiano, la collaborazione si trasforma in competizione, i superiori pretendono sempre di più e assumono atteggiamenti denigratori verso l’ultimo arrivato e la busta paga diventa inadeguata alle condizioni di lavoro. E’ in questo momento che si genera il trauma. Il senso di stupore e sorpresa lascia presto spazio alla rabbia verso l’ambiente di lavoro, per trasformarsi in incompreso esaurimento nervoso, fino al licenziamento.
Esperienze di questo tipo segnano in maniera irreversibile: il lavoro verrà per sempre immaginato come  momento di denigrazione e malsana competitività.
A questo punto le situazioni, le alternative più frequenti sono due:
– il giovane, sfiduciato e ferito, si indirizza verso altri tipi di impiego e spesso non del tutto legali, ritenendo che sia comunque meglio che vivere sottomessi e scherniti;
– il giovane, ferito dalla brutta esperienza lavorativa, tende a colpevolizzarsi per non essere stato all’altezza dell’incarico e comincia a credere di meritare la denigrazione; per lenire la ferita, si rifugia nelle sue zone di comfort. Inizialmente sembra funzionare, il NEET recupera le “energie” perse e si convince che la stasi sia soltanto una fase transitoria e che presto tornerà a cercare lavoro. In breve tempo questa sorta di escapismo si trasformerà in una gabbia dalla quale uscirne sarà sempre più difficile.

Da anni la Regione Toscana è impegnata nel lotta al fenomeno, con un primo progetto del 2015 che ha permesso, attraverso un lavoro di rete, di fornire ai NEET intercettati una formazione relativa alle varie opportunità del territorio che, collegata alla presa in carico individuale, ha visto i giovani interessati coinvolti in molteplici attività (laboratori di tipo pratico, attività di gruppo centrate sul tema dell’imprenditoria, corsi sull’HCCP e sulla sicurezza sul lavoro).
Tante sono le iniziative mirate a formare nuove conoscenze e competenze necessarie a facilitare l’inserimento lavorativo del giovane sulla base dell’analisi dei suoi obiettivi di crescita professionale e delle sue potenzialità, rilevate nell’ambito delle azioni di orientamento e di fabbisogno delle imprese. Attraverso percorsi formativi professionalizzanti specialistici, anche di alta formazione, rispondenti all’effettivo fabbisogno del contesto produttivo locale.

Il problema deve essere contrastato in modo pro-attivo durante il percorso scolastico di ogni giovane, migliorando la qualità dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, informando gli studenti e le aziende della possibilità di apprendistato duale e creando percorsi indicati che siano in grado di valorizzare al meglio le capacità individuali già prima di un totale ingresso nel mondo del lavoro, generando, di fatto, una bolla temporale nella quale il giovane ha modo e tempo di formarsi e evitare uno stallo in una fase successiva.



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