La ‘sovranità alimentare’ in Costituzione. Per MI, si guardi piuttosto alla concretezza dei problemi

La ‘sovranità alimentare’ in Costituzione. Per MI, si guardi piuttosto alla concretezza dei problemi

Dopo le modifiche volte a riportare in Costituzione sport e ambiente e le richieste di inserirvi anche il diritto all’aborto, è ora la volta del ‘principio di sovranità alimentare’, che qualcuno propone di aggiungere all’attuale formulazione dell’art. 32 cost., insieme alla tutela dei prodotti simbolo dell’identità nazionale.
L’intento dichiarato è quello di promuovere una ‘sana alimentazione’.

Quello di sovranità alimentare è un concetto che nasce per difendere i diritti delle comunità indigene contro le logiche del mercato. Oggi è riportato a un’ideologia che, semplificando, verte sulla protezione e sulla preferenza dei prodotti nazionali rispetto a quelli stranieri. Va da sé che, se il principio così inteso, fosse applicato da tutti i Paesi, anche l’esportazione dei prodotti italiani subirebbe un dannoso freno. Così per le importazioni di mais, soia, grano, necessarie per la produzione di molti prodotti tipici italiani.

Più che tentare l’affermazione dei diritti mediante il formale riconoscimento in Costituzione, che già peraltro prevede un diritto alla salute da declinare in modi diversi, sarebbe più utile prestare attenzione alla concretezza dei problemi.
Si parta da uno studio dell’effettivo funzionamento del settore agricolo e delle filiere, anche a livello europeo.
Per realizzare concretamente l’obiettivo di una alimentazione sana e sostenibile, si potrebbe pensare di coinvolgere il pubblico attraverso gli appalti della ristorazione collettiva. I consumatori possono influenzare le scelte dei fornitori di servizi alimentari, spingendoli a privilegiare prodotti locali, biologici e a basso impatto ambientale.

Ciò che Meritocrazia Italia chiede è che si garantisca che gli alimenti siano prodotti in territori sani e da operatori tutelati dal punto di vista contrattuale e salariale. La vera sovranità alimentare, poi, si costruisce con una solida educazione alla consapevolezza dei consumatori, che siano messi nella condizione di riconoscere e apprezzare prodotti e processi sostenibili e di qualità.

Le nuove direttive europee riguardano composizione, etichettatura e denominazione di alimenti comuni come miele, succhi di frutta, confetture e latte disidratato; un’impostazione volta a fornire ai consumatori maggiore trasparenza e informazioni chiare sull’origine e sulla qualità degli alimenti. La strada è quella giusta. L’etichettatura chiara del Paese di origine del miele, per esempio, è un modo per assicurare la trasparenza e combattere le frodi alimentari, fornendo ai consumatori informazioni cruciali per fare scelte consapevoli. Inoltre, l’aumento del contenuto minimo di frutta nelle confetture e nei prodotti simili mira a ridurre la quantità di zucchero in questi alimenti, promuovendo così un’alimentazione più sana e sostenendo i produttori di frutta. Queste misure, se implementate efficacemente, possono contribuire a migliorare la qualità complessiva della colazione e dell’alimentazione in generale

Meritocrazia Italia chiede che si guardi alla concretezza delle cose, con piani di azione efficaci volti a promuovere la sana alimentazione sostenibile nella vita quotidiana dei cittadini italiani.

Stop war.



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