LA VERA DIMENSIONE DEL BEN-ESSERE – COMUNICATO 20.02.2020

LA VERA DIMENSIONE DEL BEN-ESSERE – COMUNICATO 20.02.2020

Politiche economiche poco accorte rischiano di disperdere le utilità dei sussidi sociali, stabilizzatori economici in epoca di crisi e supporto per i singoli in fasi di ricerca di stabile occupazione. In una pericolosa eterogenesi dei fini, l’affannosa ricerca di consenso democratico e la ridotta lungimiranza nella redistribuzione della ricchezza possono far sì che le determinazioni di sostegno finiscano per alimentare la disoccupazione e rappresentare un costo sociale insostenibile.

I timori trovano riflesso nell’attuale quadro economico-sociale: tasso elevato di disoccupazione, condizioni di lavoro poco dignitose e livelli di retribuzione inadeguati mostrano il limite di una struttura assistenzialistica costruita più sul fallimento del tentativo di dar risposta ai bisogni dei cittadini che sul proposito di risollevarne le sorti. Gli effetti dell’abuso degli ammortizzatori sociali, sia nei rapporti d’impresa interni sia sui livelli di investimento delle imprese estere, sono di clamorosa evidenza. È così che il termine ‘sussidio’ ha finito per colorarsi di un’accezione negativa.

Il vero è che

“fare l’elemosina ad un uomo nudo, per strada, non esaurisce gli obblighi dello Stato” (Montesquie).

Ricostruire l’utilità sociale massimizzando il benessere patrimoniale, senza preoccuparsi della qualità della vita e di favorire l’inclusione sociale (e, a questo scopo, lavorativa), è proprio di un’impostazione mirata al produttivismo, incapace di cogliere quella dimensione dell’uomo che supera l’inevitabile egoismo esclusivista del rapporto economico.

In una visione meritocratica, ripristinare il benessere sociale vuol dire, invece, garantire a tutti la possibilità di vivere quell’esistenza libera e dignitosa spesso sacrificata ad altri e meno nobili propositi.

I sussidi dovrebbero fungere da correttore sociale, a garanzia di equilibrio, equità e valorizzazione del Merito, a garanzia di uno standard di vita adeguato anche a favore di chi, per ragioni diverse, non può avere accesso al mondo del lavoro.

Il benessere comune transita per il benessere individuale. Due facce della stessa moneta.

È pure idea diffusa che sarebbe di maggiore utilità, al fine, provvedere al potenziamento dei servizi pubblici. Ma la costruzione del benessere sociale è operazione più complessa di così. La soluzione passa, di necessità, attraverso il ragionevole bilanciamento di innumerevoli esigenze e impone di indagare tutte le cause di disagio.

Il riequilibrio sta nell’orientare la politica economica e sociale nella direzione della massima implementazione del livello occupazionale, anche attraverso l’incentivo di meccanismi premianti, un ripensamento verso il basso della pressione fiscale e, non ultimo, un maggiore investimento nelle tecniche di formazione professionale. Trasporto, sanità, istruzione e supporto alle disabilità sono soltanto altri pezzi dell’unico grande puzzle del benessere comune.

Non vi può essere Stato senza garanzia di effettività dei diritti sociali. È dal Leviatano di Hobbes e dal brocardo latino “Bellum omnium contra omnes” che la società tenta di elevarsi moralmente.

Meritocrazia Italia intende favorire il ripristino di un opportuno dialogo tra progresso tecnologico e diritto al lavoro, anche attraverso la promozione di iniziative culturali. Il tutto volto a stimolare un’azione politica seria, per la creazione di opportunità lavorative nuove e a libero accesso e il recupero della reale funzione del sussidio come strumento di supporto a chi versa in condizioni economiche disagiate.



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