Mauriello (Meritocrazia Italia): «All’apertura dei Mondiali di calcio 2026 un po’ di amarezza c’è. Vogliamo che sia avviato un percorso di rinnovamento che metta al centro la formazione, la trasparenza e la valorizzazione dei talenti»

Mauriello (Meritocrazia Italia): «All’apertura dei Mondiali di calcio 2026 un po’ di amarezza c’è. Vogliamo che sia avviato un percorso di rinnovamento che metta al centro la formazione, la trasparenza e la valorizzazione dei talenti»

«Sono finalmente iniziati i mondiali di calcio. I colori della cerimonia di apertura emozionano sempre, ma non posso negare che un po’ di amarezza c’è» dice Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia. «Avremmo voluto partecipare allo spettacolo tifando per l’Italia. Non è stato possibile, e non è la prima volta che la storia della nostra migliore tradizione sportiva resta tradita. C’è un problema, ed è nel fatto che, mentre nei campionati dilettantistici il 90% dei calciatori è italiano, in Serie A la percentuale crolla al 5%. Vuol dire che mancano incentivi reali per valorizzare il giocatore italiano. Se non costruiamo un percorso che accompagni i giovani dal settore dilettantistico alla Serie A, rischiamo di impoverire la Nazionale ancora di più e di perdere l’identità stessa del nostro calcio. Noi oggi sosteniamo la candidatura di Giovanni Malagò alla guida della Fgic, ma quello che vogliamo davvero è che sia avviato un piano di rinnovamento che metta al centro la formazione, la trasparenza e la valorizzazione dei talenti. Mai come nello sport i successi sono possibili solo valorizzando merito e competenze, oltre logiche di appartenenza, rendite di posizione e dinamiche conflittuali».