Mauriello (Meritocrazia Italia): «La politica imiti Re Carlo III: contenuti, humour e diplomazia per sovvertire un degrado formale e sostanziale in apparenza irreversibile»

Mauriello (Meritocrazia Italia): «La politica imiti Re Carlo III: contenuti, humour e diplomazia per sovvertire un degrado formale e sostanziale in apparenza irreversibile»

«I discorsi che Re Carlo III ha tenuto dinnanzi a Trump, alla sua amministrazione e al Congresso degli Stati Uniti», commenta il Presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello, «così ricchi di humour tipicamente britannico e al contempo così colti e abbelliti da riferimenti storici, ci ricordano quanto preziosa sia la politica sussurrata e non urlata, la politica dei contenuti e della diplomazia, che “non le manda a dire” ma risulta tanto ficcante da farsi applaudire persino da chi attacca. In un’epoca di tutti contro tutti e di degrado formale e sostanziale, non solo nei comizi ma sempre più spesso anche nelle istituzioni, questi approcci sono esempi edificanti e suggeriscono un recupero di gentilezza e – vogliamo dirlo? – anche di professionalità. Il politico vero parla non per creare problemi ma per risolverli. Per costruire e non per distruggere. Per dare contributi positivi anche quando le circostanze impongono di puntare il dito contro qualcuno. Mimica, charme, teatralità raffinata aiutano e dovrebbero far parte del bagaglio dei politici di domani, che saranno chiamati a sanare i danni di oggi. Danni che hanno compromesso pace, multilateralismo e cooperazione internazionale all’insegna di un’aggressività iniziata dalle parole prima ancora che dai fatti. Ricordiamo che l’istituto della rappresentanza nacque precisamente per sostituire la lancia e la spada, per sublimare il primato della parola, quindi dell’intelligenza, su ogni altra pericolosa estroversione primordiale. La cosiddetta Prima Repubblica aveva tanti difetti, e non è un caso se è caduta. Ma fra i pregi, sottolineo il rispetto. Denigrazione e vilipendio nella dialettica politica semplicemente non esistevano. E sì che se la cantavano anche allora di santa ragione».