Meritocrazia Italia: la norma delle sei ore sulle olive deve sottostare al principio di equità

Meritocrazia Italia: la norma delle sei ore sulle olive deve sottostare al principio di equità

La l. 27 dicembre 2023, n. 206 (Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy) introduce misure per rafforzare e proteggere il marchio Made in Italy.
Tra queste, l’art. 9 stabilisce che, con decreto dei Ministri dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e delle Imprese e del Made in Italy, siano definite le modalità di registrazione, nel Sistema Informativo Agricolo Nazionale, delle consegne delle olive da olio ai frantoi da parte dei commercianti. La legge impone che consegne e registrazioni avvengano entro sei ore dalla consegna delle olive da parte degli olivicoltori. L’obiettivo è garantire qualità, tracciabilità e trasparenza nella filiera, ridurre il rischio di frodi e assicurare che le olive siano lavorate fresche, a vantaggio dei consumatori e della reputazione del Made in Italy.

Non tutte le organizzazioni di produttori e associazioni del comparto olivicolo sono contrarie al vincolo: una parte del settore ne condivide il principio ispiratore, ritenendo che il fondamento della norma sia la tutela della qualità delle olive e della filiera stessa. In alcune aree, caratterizzate da buona viabilità e presenza capillare di frantoi, le sei ore possono persino risultare più che sufficienti, senza costituire un ostacolo concreto.

L’Italia vanta 43 oli dop, 7 igp, 533 varietà di olive e circa 250 milioni di piante, rappresentando la più ampia biodiversità olivicola al mondo. La coltivazione degli olivi è concentrata soprattutto nelle regioni meridionali e centrali. La Puglia è la regione con la maggiore superficie olivetata, circa 377.000 ettari (35,5% della superficie nazionale), seguita da Calabria con 192.000 ettari (17%), Sicilia con 159.000 ettari (13%), Toscana con 97.000 ettari (7%), Lazio con 88.000 ettari (6%) e Campania con 85.000 ettari (6%). Anche la produzione di olio riflette questo stesso andamento: la Puglia produce oltre due milioni di quintali (50% della produzione nazionale), seguita da Calabria con 711.157 quintali (20%), Sicilia con 523.810 quintali (12%), Lazio con 185.740 quintali (4,6%), Toscana con 154.960 quintali (4%) e Campania con 164.140 quintali (4%). Questi dati mostrano che le regioni più produttive coincidono spesso con territori dove le infrastrutture logistiche non sempre sono ottimali, rendendo particolarmente gravoso il rispetto del vincolo delle sei ore e creando un paradosso tra obiettivi della legge e realtà operative.

È importante rafforzare iniziative per promuovere il settore olivicolo-oleario, come fiere, sagre e manifestazioni territoriali, favorendo la collaborazione tra produttori e istituzioni e la promozione sui mercati internazionali. Dal punto di vista normativo, composizione, luogo di origine e definizione del prodotto devono essere chiaramente indicati in etichetta come “Made in Italy”, rispettando la normativa europea, e il rapporto qualità-prezzo dell’olio dovrebbe seguire la logica del vino, garantendo prodotti salutari, evitando frodi e preservando il valore economico e nutritivo.
La legge cioè mira a tutelare qualità e tracciabilità, ma impone un vincolo uniforme che rischia di penalizzare proprio le regioni a maggiore produzione olivicola, dove infrastrutture e logistica richiederebbero invece potenziamenti. Il provvedimento può quindi generare effetti controproducenti nei territori più strategici, evidenziando la necessità di bilanciare qualità e realtà operative locali. Dato che la coltivazione di olivi è concentrata soprattutto nel Sud Italia, la legge rischia di creare squilibri tra territori e di influire negativamente sulla concorrenza e sull’equità.

Meritocrazia Italia propone alcune soluzioni per ridurre queste disparità e garantire applicazione equa della norma:
– introdurre flessibilità territoriale, con limiti temporali adattabili in base a distanza dai frantoi e condizioni infrastrutturali;
– incentivare investimenti in logistica e trasporto, comprese attrezzature refrigerate e frantoi più vicini agli oliveti;
– chiarire responsabilità e modalità di registrazione, definendo con precisione chi è soggetto alla norma e come si calcolano le sei ore;
– sostenere economicamente le piccole imprese, con fondi e formazione per migliorare raccolta e trasporto;
– monitorare l’applicazione della norma tramite indicatori di performance, intervenendo con correttivi se necessario.

Un punto di attenzione resta la gestione delle aree particolarmente isolate: mentre alcune voci invocano deroghe, altre osservano che eccezioni troppo ampie potrebbero snaturare il principio della norma, che si fonda sulla qualità e freschezza del prodotto. La legge Made in Italy e la norma delle sei ore rappresentano un’opportunità per migliorare qualità, trasparenza e reputazione del settore olivicolo, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di garantire equità tra territori. La tutela del Made in Italy deve essere bilanciata con la possibilità per tutti i produttori di lavorare in condizioni comparabili, coniugando qualità, trasparenza, sostenibilità e giustizia territoriale.

Stop war.