Meritocrazia Italia: si intervenga sulle lunghe liste d’attesa per una sanità pubblica funzionante

Meritocrazia Italia: si intervenga sulle lunghe liste d’attesa per una sanità pubblica funzionante

Cronico il problema delle lunghe liste d’attesa per esami diagnostici e interventi chirurgici.
Troppo spesso i cittadini apprendono dai CUP (centri unici di prenotazione) che l’esame prescritto o l’intervento a cui devono essere sottoposti verrà garantito dal SSN con tempistiche incompatibili con le particolari necessità assistenziali, diagnostiche, terapeutiche. Così il paziente si vede costretto a richiedere la prestazione in regime di intramoenia o direttamente presso strutture sanitarie private.
Tanto si sente dire anche dei favori fatti a pazienti privilegiati perché parenti di professionisti sanitari o clienti in regime libero professionale dei medesimi.

Accade poi che tante prestazioni sanitarie, soprattutto diagnostiche, vengano prescritte dai medici esclusivamente al fine di evitare contestazioni di omessa diagnosi. Tale prassi non solo comporta intollerabili sperperi, ma assorbe energie professionali che potrebbero essere meglio orientate.
Maggiori sono le prestazioni da eseguire, più le liste si allungano, e più tempo sarà necessario attendere per poter usufruire del trattamento prescritto.
E la medesima prestazione, in intramoenia, viene eseguita in giornata o con tempistiche decisamente più adeguate!

Chi non si può permettere di pagare per cure che dovrebbero essere gratuite è spesso costretto a rinunciare spesso al proprio diritto alla salute.
Non è questa la sanità pubblica promessa e dovuta.

Meritocrazia Italia torna a chiedere quindi:
– l’esclusione di sanzioni penali a carico del personale sanitario per lesioni non dolose arrecate nell’esercizio della professione e nei luoghi a ciò deputati (ospedali, ambulatori, ecc.);
– l’esclusione di rivalse da parte della Corte dei Conti per indennizzi o risarcimenti corrisposti ai pazienti per errore medico, tranne che per dolo o colpa grave inescusabile;
– l’esclusione di sanzioni disciplinari a carico del personale sanitario tranne che per dolo o colpa grave inescusabile;
– la temporanea sospensione del regime di intramoenia per le prestazioni le cui liste d’attesa superino tempistiche ritenute adeguate secondo scienza medica.
In particolare, laddove le liste si rivelino critiche, i medici che intendono effettuare prestazioni in intramoenia potranno eseguirle solo a fronte di una ulteriore prestazione in convenzione. In tal modo, per ogni prestazione in intramoenia dovrà essere eseguita anche un’altra prestazione in convenzione (riducendo conseguentemente la relativa lista d’attesa). Le prestazioni eseguite fuori orario, ma con oneri non a carico del paziente, verranno remunerate dal SSN alla metà del costo della medesima prestazione in intramoenia (in tal modo verrebbero contemperate anche le necessità di bilancio delle ASL). Tale soluzione ridurrebbe anche la mobilità passiva di molte ASL evitando che il paziente si rivolga ad ASL diversa da quella di residenza o addirittura si veda costretto a rivolgersi fuori regione.

Stop war.



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