Meritocrazia Italia su esenzione bollo auto: i benefici fiscali non prescindano mai dall’equità

Meritocrazia Italia su esenzione bollo auto: i benefici fiscali non prescindano mai dall’equità

Con un nuovo decreto si prevede, per il 2027, l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per un solo veicolo regolarmente assicurato per ciascuna persona fisica. Per le autovetture, il beneficio riguarda quelle alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. Non sono previsti limiti legati all’ISEE.

La platea potenziale indicata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è molto ampia: 24.608.867 persone, a fronte di oltre 34,8 milioni di veicoli entro la soglia degli 80 kW. In Campania, secondo gli stessi dati ministeriali, la platea potenziale supera i 2,2 milioni di persone.
È un intervento significativo, dunque, e proprio per questo merita una riflessione che vada oltre la sua immediata convenienza.

La riduzione della pressione fiscale è un obiettivo condivisibile. Ma ogni intervento sulle tasse dovrebbe essere valutato non soltanto in base a quanto alleggerisce il prelievo, ma anche per come distribuisce il beneficio, per la sua sostenibilità e per la chiarezza dei criteri con cui viene applicato.

Il punto non è chiedersi se sia giusto pagare meno tasse.
Il punto è chiedersi con quale criterio si decide chi deve pagare meno.
Gli 80 kW sono un parametro tecnico, semplice da verificare e facilmente applicabile. Ma non sono un indicatore della capacità contributiva. Un’automobile di potenza inferiore alla soglia può appartenere a una persona con reddito elevato, così come un’automobile che supera di poco quella soglia può essere l’unico mezzo a disposizione di una famiglia con una capacità economica molto più contenuta.
Non significa che una misura debba necessariamente essere costruita sull’ISEE, né che ogni agevolazione fiscale debba trasformarsi in una procedura complessa. Significa, però, che, quando si interviene sul prelievo, occorre interrogarsi sulla coerenza tra il criterio scelto e l’obiettivo dichiarato.

C’è poi un secondo elemento: la misura nasce per il 2027, mentre il Governo ha già indicato l’intenzione di renderla strutturale con la prossima legge di Bilancio.
Ed è proprio nella prospettiva di una eventuale stabilizzazione che diventa ancora più importante ragionare oggi sui criteri.
Una riduzione fiscale stabile dovrebbe essere costruita con regole semplici, verificabili e comprensibili, evitando che la semplificazione diventi un modo per rinunciare a una valutazione dell’equità. Allo stesso tempo, dovrebbero essere rese pienamente trasparenti le risorse impiegate, le modalità di compensazione del mancato gettito e gli effetti sui diversi livelli di governo.
La fiducia tra cittadino e amministrazione passa anche da qui: sapere non soltanto quanto si paga, ma perché si paga, perché si viene esentati e quali risorse pubbliche vengono utilizzate per finanziare una determinata scelta.

La riduzione della pressione fiscale deve sempre accompagnarsi a una riflessione più ampia sulla struttura del sistema tributario: meno pressione, dove possibile, ma anche maggiore equità; meno complessità, ma maggiore trasparenza; meno adempimenti inutili, ma maggiore capacità di contrastare l’evasione e di collegare il prelievo alla reale capacità contributiva.
Il bollo auto può essere un’occasione per aprire questa riflessione. Non soltanto sulla tassa automobilistica, ma sul modo in cui intendiamo costruire un rapporto più semplice, trasparente e fiducioso tra cittadini e fisco.
Perché alleggerire una tassa può essere una scelta utile. Costruire un sistema fiscale percepito come equo e comprensibile è una sfida molto più grande.

Stop war.