MERITOCRAZIA: OSSERVATORIO PIEMONTE SU PMI FEBBRAIO 2020

MERITOCRAZIA: OSSERVATORIO PIEMONTE SU PMI FEBBRAIO 2020

La situazione delle PMI piemontesi dal 2009 ad oggi, come si evince dal rapporto Cerved 2019, patrocinato da Unione Industriale Torino, Confindustria Piemonte e Club Dirigenti amministrativi e finanziari, è stazionaria, con lievi punte di miglioramento.

Il miglioramento, però, è solo apparente, in quanto la crisi ha espulso dal mercato le imprese che ab origine presentavano elementi di fragilità, cosicché il quadro attuale è rappresentato da un sistema di PMI più solide, ma meno numerose.

Indice che la maggior solidità è solo apparente, la circostanza che il numero di imprenditori che decidono di interrompere la propria attività, seppur in bonis, in Piemonte, è aumentato nel 2018 del + 28%, rispetto al 2017, attestandosi a quota 198 imprese.

Siamo, quindi, di fronte ad un fenomeno darwiniano, con una selezione su base naturale, che elimina dal mercato i soggetti imprenditoriali più deboli, più piccoli e meno competitivi, ma comunque il mercato non è foriero di risultati soddisfacenti neppure per quelle attività potenzialmente in grado di affrontarlo, che, pertanto, a fronte di margini di guadagno attesi non sufficienti a proseguire l’attività imprenditoriale, decidono di abbandonarlo.

Il problema, dunque, è duplice: 1) favorire la permanenza sul mercato anche delle PMI che sorgono svantaggiate per dimensione e potenzialità economica; 2) rendere più redditizia l’attività di impresa.

Per far ciò sarebbe necessario operare su più fronti.

La semplificazione amministrativa, rendendo più semplice e comprensibile la normativa di riferimento;

La riduzione della pressione fiscale, che nei capoluoghi piemontesi raggiunge nel 2018 il 59,1%;

L’apertura delle PMI agli investitori istituzionali (private equity), tramite l’abbandono della caratterizzazione familiare delle PMI, in favore di organizzazioni che favoriscano  redditività e crescita.

L’agevole accesso al sistema bancario e dei co-fidi, quali strumenti necessari di supporto all’innovazione ed allo sviluppo nei mercati esteri.

L’internazionalizzazione delle PMI

La Regione Piemonte sull’argomento è all’avanguardia. Partecipa ai bandi europei e ne percepisce i fondi per innovare e far crescere le PMI sui mercati internazionali, attribuendo la gestione dei medesimi a CEI Piemonte (centro estero internazionalizzazione), il quale predispone programmi e progetti per affiancare le PMI piemontesi nell’apertura ai mercati esteri.

Purtroppo tale possibilità non sempre risulta essere pienamente sfruttata dagli utenti, per sottodimensionamento o, comunque, mancanza di risorse economiche e culturali.

Sarebbe necessaria una formazione a 360 gradi dell’imprenditore che lo aiuti a puntare su:

aggregazione con altre imprese dello stesso settore, ma produttive di manufatti o servizi differenti, in modo che, rientrando l’impresa nell’ambito di una filiera, si possa confrontare unitamente alle altre con soggetti più forti e risulti essere nel suo complesso più interessante e competitiva;

specializzazione, competenza settoriale ed alta qualità del prodotto.       

Sicuramente ciò risulta possibile nei settori piemontesi di eccellenza, maggiormente concentrati nelle realtà territoriali di più vaste dimensioni: automotive, aereospaziale, biomedica e food, ma cosa succede nelle piccole province?

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Secondo le stime effettuate da Report Aziende per l’anno 2018, sono circa 130 le PMI situate nel territorio astigiano, per lo più operanti nell’agroalimentare, in particolar modo nel settore vitivinicolo.

La situazione delle PMI astigiane è particolarmente critica e, purtroppo, molte realtà, negli ultimi anni sono state costrette ad emigrare e, spesso, a chiudere i battenti.

La ragione della crisi è sicuramente data dalla particolare congiuntura economica, alla quale si aggiungono il modello (in molti casi ancora di tipo “patriarcale”), le dimensioni ridotte e poco evolute delle aziende.

Quali sono, dunque, le ricette per uscire dalla crisi imprenditoriale astigiana?

Certamente occorre incentivare lo sviluppo tecnologico ed organizzativo delle aziende, ma è necessaria l’adozione di nuove strategie di marketing, anche digitale.

E’, altresì, opportuno che le PMI vengano adeguatamente informate e seguite da professionisti del settore, per poter aderire a programmi e progetti finanziati dagli Enti pubblici, troppo spesso misconosciuti e, quindi, di fatto, inutilizzati.

Inoltre, è sicuramente indispensabile formare nuovi manager, più moderni ed al passo con i tempi e con le innovazioni tecnologiche del presente e, soprattutto, del futuro.

Nello specifico del territorio sarebbe poi auspicabile, per il futuro, procedere ad una specializzazione e riqualificazione delle imprese del settore agroalimentare, incentivando la filiera produttiva ed esaltando l’eccellenza dei prodotti.

 

Elaborato a cura di Carmen Bonsignore e Gianluca Duchi

Fonti: Rapporto Cerved 2019; Report Aziende 2018; Ansa News 10.12.2019; CEI Piemonte



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