MI chiede la costituzione di un tavolo di monitoraggio permanente sulla qualità dei servizi essenziali

MI chiede la costituzione di un tavolo di monitoraggio permanente sulla qualità dei servizi essenziali

‘Stato sociale’ e ‘copertura sanitaria universale’ sono espressioni di largo uso, ma, a conti fatti, la realtà poco risponde a queste definizioni.

Dalle statistiche sui costi medi di 5 città italiane risulta che una famiglia può arrivare a spendere anche più di 2.000,00 euro per sopperire alla chiusura di scuole e asili nido durante le vacanze estive. Mediamente una famiglia che decide di mandare i propri figli in un centro estivo privato spende non meno di 140,50 euro per una settimana a orario pieno, mentre il costo scende a 95,80 euro per mezza giornata. Considerate le medie nazionali, una famiglia italiana ha un reddito familiare netto di circa 26.979,00 euro (2.248,00 euro al mese) e sono quindi in tanti a non potersi permettere di mandare i bambini al centro estivo. Per questo, è quantomai opportuno valutare la possibilità di tenere aperte le scuole in estate per aiutare quelle famiglie che non hanno altre possibilità di gestire i figli nei periodi di vacanza scolastica.

Si aggiunge che milioni di cittadini italiani rinunciano alle cure mediche. Oltre il 33% lo fa a causa delle lunghe liste di attesa. Per il 2022, si sono confermate, le difficoltà all’accesso alle cure, specialmente per i cittadini delle Regioni meridionali (28,5%) e delle Isole (30,5%).

Tutti i giorni, poi, si sente parlare di anziani truffati e derubati e picchiati presso le proprie abitazioni. Sempre più famiglie sono costrette a installare costosi, quanto inutili, sistemi di allarme, porte blindate e grate a protezione delle finestre. Spese enormi per un minimo di serenità.

Non ultimo, sempre più persone, specialmente le donne, devono rinunciare ad utilizzare il trasporto pubblico sia per la qualità scadente del servizio sia per la totale carenza di sicurezza specie nelle ore serali.

Eppure nel 2021 l’Italia ha destinato al welfare il 49% dell’intera spesa pubblica (circa 518 miliardi di euro): una percentuale che, nonostante il debito molto elevato, colloca il Paese ai vertici delle classifiche mondiali e che, come puntualizzato dall’Ottavo Rapporto Itinerari Previdenziali, smentisce il luogo comune secondo cui si spenderebbe poco per le prestazioni sociali. La gran parte della spesa del welfare è destinata al pagamento delle pensioni. Nel 2022 la spesa annua sostenuta dall’INPS per le pensioni del settore privato è stata di 231 miliardi di euro, pari al 12% del PIL; di cui 206,6 miliardi soste-nuti dalle gestioni previdenziali e 24,42 miliardi da quelle assistenziali.

Meritocrazia Italia sollecita la necessità di riflettere sulle reali ragioni dello stato delle condizioni di erogazione dei servizi sociali a fronte delle risorse impiegate. Propone la costituzione di un tavolo di monitoraggio con il coinvolgimento di tutti gli stakeholder nell’analisi della spesa e nel controllo della qualità dei servizi erogati a livello nazionale.

Stop war.



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