MI propone integrazioni al nuovo Piano strategico del Turismo

MI propone integrazioni al nuovo Piano strategico del Turismo

Lo scorso 17 luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Piano strategico del turismo, con riforma della professione delle guide turistiche e mappatura delle concessioni balneari. Le nuove regole si riferiscono al periodo 2023-2027.

Il documento formalizza la visione industriale del settore, basata su obiettivi, cronoprogramma e misurazione dei risultati, lungo i pilastri strategici di governance, innovazione, qualità e inclusione, formazione e carriere professionali turistiche, sostenibilità. L’obiettivo è favorire l’incremento dell’occupazione e l’impatto sul Pil in termini strutturali.

Da sempre Meritocrazia Italia invoca una visione strategica univoca, ma è essenziale che ogni manovra sia calibrata sul senso corretto della sostenibilità, che non può essere ridotta alle logiche del Pil.
È apprezzabile l’impegno ad agevolare una crescita spontanea dei territori, ma, se il piano si fermasse al Pil, riuscirebbe a misurare soltanto un aspetto della realtà.
Qualità, inclusione e sostenibilità sono termini che ricorrono spesso nella nuova regolazione, ma in modo purtroppo ancora disarmonico. La sostenibilità non è soltanto quella ambientale. Non a caso la direttiva sul Corporate Sustainable Reporting (CSRD) menziona sì principi ambientali (cambiamenti climatici, inquinamento, risorse idriche e marine, biodiversità ed ecosistemi, utilizzo delle risorse ed economia circolare), ma anche tematiche sociali (forza lavoro propria, lavoratori nella catena del valore, consumatori e utilizzatori finali, comunità interessate), e questioni di governance (condotta aziendale, fonda-mentale per combattere gli abusivismi).

In tale senso, Meritocrazia Italia chiede che il Piano sia integrato con il riferimento alla rendicontazione in chiave di principi ESRS (European Sustainability Reporting Standards), calati nei diversi territori con un sistema di valutazione univoco che consenta di valutare le diverse progettualità (prima, durante e dopo) rispetto all’indice BES e che invogli a considerare le azioni integrate dei diversi settori di produzione e servizio erogati sul territorio.
Solo in questo modo il turista potrà percepire l’effetto delle azioni sinergiche dei diversi attori e immergersi nelle esperienze identitarie che i nostri territori sanno offrire, garantendo attenzione al benessere e personalizzando l’offerta sui diversi bisogni delle persone. Questa impostazione consentirebbe di dar valore al ruolo delle Regioni, nell’ambito di un modello permanente e condiviso di governance e monitoraggio Stato-Regioni; al ruolo del Tourism Digital Hub, la piattaforma web multicanale dedicata alla gestione integrata e unitaria di tutta l’offerta turistico-ricettiva nazionale; al ruolo della comunicazione, in un’ottica partecipativa e condivisa con i portatori d’interesse.
È indispensabile, insomma, che si crei una correlazione con l’indice BES e con gli indicatori europei di sviluppo sostenibile e soprattutto che non si introduca l’ennesima certificazione fine a se stessa, ma che questa sia riconosciuta internazionalmente e che consenta a tutti gli attori pubblici, privati, imprese, associazioni e persone di essere pienamente valorizzati.

Stop war.



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