Nuova ondata di criminalità giovanile: contro il disagio, iniziative educazione al rispetto e alla responsabilità

Nuova ondata di criminalità giovanile: contro il disagio, iniziative educazione al rispetto e alla responsabilità

Non si arresta l’ondata di criminalità giovanile.

Oggi lascia basiti la morte di un bimbo di soli 5 anni rimasto vittima dell’inconsapevolezza di giovani che, alla guida di un’auto, registravano una challange per il proprio profilo YouTube. Impressionante resta però anche il numero dei casi di aggressione, rapina e vandalismo a opera di adolescenti: una professoressa accoltellata da un suo alunno in una scuola di Milano, il pestaggio di un ragazzo di 15 anni da parte di una baby gang a Verona, la violenza sessuale subita da una 14enne da parte di quattro coetanei a Jesolo, l’omicidio di un 18enne ucciso da un colpo di pistola a Campobasso. Tristissime, ma al-trettanto comuni, pagine di cronaca.

Meritocrazia Italia porta da sempre il problema all’attenzione delle Istituzioni e si interroga su cause e possibili soluzioni e strumenti di prevenzione.

Difficili condizioni socio-economiche, mancanza di opportunità e prospettive, fragilità familiari, scarsa integrazione sociale e culturale che portano al bisogno di affermazione e appartenenza. Spesso però tanti gravi fatti sono dovuti anche semplicemente a noia o desiderio di emulazione. Senza demonizzazione alcuna, è innegabile che a fare la sua parte sia anche il ricorso massivo all’uso di social media, che favoriscono l’isolamento e alimentano il disagio sociale e che spesso vengono utilizzati proprio per esibire gesti eclatanti e ottenere visibilità e consenso. Molte delle aggressioni commesse dai giovani vengono ri-prese con i cellulari e diffuse sui social, in cerca di like, commenti e condivisioni. Un nuovo ‘narcisismo digitale’. La violenza diventa un modo per esprimere la propria identità, sfidare le regole e le autorità, impressionare i propri pari e guadagnare popolarità.

Per affrontare il problema è necessario, più che inasprire le pene, intervenire su più livelli – educativo, preventivo, repressivo e riabilitativo – ed è fondamentale promuovere una cultura del rispetto, della legalità e della convivenza civile, attraverso percorsi formativi nelle scuole, nelle famiglie e nelle comunità. È importante anche offrire ai giovani opportunità di crescita personale e professionale, valorizzando le loro potenzialità e i loro talenti.

In questa ottica, già in altre occasioni Meritocrazia Italia ha espresso il proprio favore, ad esempio, per la proposta, da più parti avanzata, di introduzione di una ‘mini naja’ facoltativa, della durata di poco più di un mese, con vantaggi in termini di crediti nello studio, o nei concorsi, per chi decida di seguire il percorso. L’iniziativa potrebbe avere utili ricadute sulla crescita, offrendo l’opportunità di imparare a condividere, donando qualche ora del proprio tempo a servizio degli altri, imparando le basi del primo soccorso, della topografia, a guidare un’ambulanza, ad allestire un campo attrezzato. Lo strumento si presterebbe, inoltre, a favorire il recupero e il reinserimento sociale dei giovani che hanno commesso reati, attraverso percorsi individualizzati che prevedano anche il coinvolgimento delle famiglie, delle comunità educative e delle reti territoriali. Un modo sano, tra i tanti possibili, per vincere quell’apatia che si fa disagio e intolleranza.

Occorre formare cittadini più consapevoli e responsabili, insegnando il valore del sacrificio e dello spirito di solidarietà.
Per questo, Meritocrazia resta convita anche della necessità di un serio intervento di regolazione dell’uso dei social network, avanzando la proposta di introduzione di T.U. Social, già condiviso con le Istituzioni nei mesi scorsi.

Stop war.



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