Nuove intimazioni di pagamento dall’Agenzia delle Entrate: il contribuente sia prima di tutto Persona

Nuove intimazioni di pagamento dall’Agenzia delle Entrate: il contribuente sia prima di tutto Persona

Sono in tanti a ricevere, in questi giorni, l’intimazione da parte dell’Agenzia delle Entrate di restituzione dei contributi a fondo perduto legati al decreto Rilancio del 2020. Risorse stanziate al fine di garantire la tenuta del tessuto sociale ed economico del Paese in un momento di straordinaria difficoltà.
Oggi, a distanza di anni, ci si accorge dell’indebita percezione delle somme da parte di chi aveva già ricevuto altri contributi ex art. 27 d.l. 17 marzo 2020, n. 18, con pretesa di restituzione dell’integrale importo, maggiorato di interessi e sanzioni, entro il termine ristretto di trenta giorni, senza alcuna previsione di agevolazione neppure nelle modalità di restituzione.

Una richiesta di pagamento, inattesa e improvvisa, secondo queste modalità non può che risultare fortemente vessatoria nei confronti dei contribuenti, traditi nella fiducia e sempre più lontani da uno Stato che pretende ma non dà.

Non può non rilevare che si tratti di fondi erogati in un momento di gravissimo affanno e per far fronte a esigenze di sopravvivenza sul mercato, in tempo di drastico calo del fatturato. Dovrebbe pesare anche la necessità di garantire tutela al legittimo affidamento sulla spettanza delle somme generato dalla natura pubblica dell’ente erogante, che, prima, senza i dovuti controlli, affida i contributi a privati in stato di necessità e, poi, accortasi del proprio errore, a distanza di tempo, intima una restituzione senza neppure possibilità di dilazioni o rateizzazioni.
Una condotta lesiva della tutela del risparmio (art. 47 cost.), che è nei compiti dell’organizzazione statale incoraggiare, favorire e preservare. V’è anche che il cittadino è in una strutturale posizione di debolezza nei confronti del soggetto pubblico, il cui operato dovrebbe essere ispirato a fare protezionistico e non dovrebbe esporre i singoli, nell’interesse dei quali la p.a. agisce, a situazioni di difficoltà.
Si aggiunge l’esigenza, di carattere generale, di costruzione e conservazione dei rapporti di fiducia tra Stato e cittadini, fondamentale ai fini del ripristino di quella leale collaborazione che è postulato essenziale per la sana gestione della cosa pubblica. Attesa la particolare natura del credito, rientra nella riflessione anche l’art. 38 cost., sul diritto al mantenimento e all’assistenza sociale di singoli cittadini e imprese.

Come pure affermato dalla Corte costituzionale, «da chi esercita una funzione amministrativa, costituzionalmente sottoposta ai principi di imparzialità e buon andamento […], il cittadino si aspetta uno sforzo maggiore in termini di correttezza, lealtà, protezione e tutela dell’affidamento, rispetto a quello che si attenderebbe dal quisque de populo». Per dire che, in presenza di un affidamento incolpevole e di uno stato di vulnerabilità dello stesso, ogni creditore, e più di ogni altro la p.a., è tenuto ad astenersi dal pretendere il pagamento o a domandarlo secondo modalità o quantità assecondanti la situazione contingente del percettore, che è sempre persona e dunque valore.

Meritocrazia Italia da sempre chiede la revisione del sistema di riscossione, nel verso di ripristinare un fisco collaborativo ed efficiente, che non si limita a imporre pagamenti in tempi e con modalità giugulatorie, ma pronto anche quando a essere creditore sia un cittadino. Per questo oggi torna a chiedere un fare maggiormente collaborativo, accorto ai bisogni dei contribuenti, e l’istituzione di un’Agenzia delle Uscite.
La completa attuazione della ristrutturazione del funzionamento dell’Agenzia delle Entrate e di quelle di riscossione è un passaggio chiave per l’effettività di quel principio di fiducia reciproca indispensabile a reggere un sistema evoluto, moderno, civile.

Stop war.



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