Sì alla riforma del patto di stabilità, ma si rivedano anche i poteri della BCE

Sì alla riforma del patto di stabilità, ma si rivedano anche i poteri della BCE

Il nuovo Patto di stabilità e crescita tra i 27 Stati membri dell’Unione europea, firmato lo scorso 20 dicembre, rivede e riforma le regole di bilancio ai quali devono attenersi i Paesi membri.
Manca ora l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione.

Il nuovo Patto prevede il passaggio a una pianificazione a medio termine (gli Stati membri devono presentare i propri piani di bilancio quadriennali, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo periodo); maggiore titolarità da parte degli Stati membri dei piani di bilancio (gli Stati membri hanno una maggiore autonomia nella definizione dei propri piani di bilancio, purché rispettino I principi generali del Patto); la possibilità di perseguire un aggiustamento più graduale (gli Stati membri possono richiedere un periodo di aggiustamento più lungo per raggiungere gli obiettivi di bilancio, in particolare se si trovano in una fase di recessione o se devono attuare importanti riforme strutturali). Prevede altresì una serie di novità rispetto alle regole attuali, tra cui un nuovo meccanismo di aggiustamento del proprio bilancio pari allo 0,5% del PIL in termini strutturali, in caso di deficit eccessivo; una nuova clausola di flessibilità per gli investimenti (gli Stati membri possono richiedere un’esenzione temporanea dal limite di deficit del 3% del PIL per finanziare investimenti strategici); e una nuova clausola di flessibilità per gli eventi esterni (gli Stati membri possono richiedere un’esenzione dal limite di deficit del 3% del PIL se si trovano ad affrontare eventi esterni eccezionali, come una pandemia o una guerra).

In questo modo, l’Italia ha ottenuto risposta al proprio bisogno di maggiore flessibilità per investimenti e riforme. La Germania, invece, teme per un deterioramento della disciplina di bilancio.

A ogni modo il problema non è (o non è solo) il Patto di Stabilità. Il problema è anche nella differenza di missione tra la FED e la BCE. La FED è chiamata a promuovere la massima occupazione e la stabilità dei prezzi, mentre la BCE ha solo la missione della stabilità dei prezzi. La FED ha mandato per intervenire attivamente in periodi di recessione economica aiutando anche il mercato del lavoro; la BCE, che su questo non ha potere di intervento.
Una politica monetaria che mira a promuovere la massima occupazione può portare a un aumento dell’inflazione; al contrario, una politica monetaria che mira a mantenere la stabilità dei prezzi può portare a un aumento del tasso di disoccupazione. Quindi, la FED, che può agire su due leve contemporaneamente, può aiutare a superare più velocemente i periodi difficili. La BCE, puntando alla stabilità dei prezzi, può risolvere un problema ma ne può creare un altro sul fronte dell’occupazione.

Per queste ragioni, Meritocrazia Italia, oltre a sostenere la necessità della revisione del Patto di Stabilità, condizione necessaria ai fini della ratifica del Mes, propone di rivedere il mandato della BCE per adeguarlo alla realtà dei mercati internazionali e per poter competere alla pari con le politiche monetarie poste in essere dalla FED. Si tratta di una misura essenziale per garantire maggiore stabilità economica in Europa e per mitigare le differenze economiche travi paesi aderenti alla moneta unica.

Stop war.



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