STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

I cittadini stranieri sono una componente sempre più radicata e stabile nel nostro mercato del lavoro e, insieme agli italiani, sembrano superare gli anni della crisi più aspra, con un aumento degli occupati e una diminuzione di disoccupati e inattivi.

I principi cardine per la realizzazione e affermazione di un essere umano, come per la crescita del suo Paese, sono il lavorare con dignità, qualificarsi esprimendo a pieno le proprie potenzialità, guadagnare e, infine, conciliare vita privata con quella professionale.

Il lavoro è una leva di completamento che non si ferma solo all’emancipazione socio-economica, ma ricopre una dimensione più personale, totalizzante, fatta di interlocuzioni, rapporti, confronti, condivisioni di sconfitte e di successi, nonché senso di appartenenza.

L’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro è la politica chiave da portare avanti nel nostro amato Paese.

Non è necessario distinguere tra migranti e non, ma ci si deve rivolgere a esseri umani impegnati insieme in sfide economico-sociali universali.

Di certo preoccupano e devono preoccupare emergenze come la concentrazione in profili esecutivi e quindi in livelli salariali più bassi, i ritardi dell’occupazione femminile, l’incidenza degli infortuni, le piaghe dell’irregolarità e dello sfruttamento.

Sono criticità sulle quali bisogna intervenire, nell’interesse di tutti.

Quindi, alla luce del sapere, dobbiamo fortemente impegnarci a scacciar via i lati oscuri che ancora segnano la partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro, anche nel solco degli impegni internazionali e comunitari sottoscritti dall’Italia stessa.

Nel corso dell’ultimo ventennio, l’Italia è diventata un Paese d’immigrazione, avvicinandosi alla media dei paesi OCSE in termini di flussi di ingresso e numero di residenti nati all’estero.

Nonostante l’avvicinamento agli altri Paesi più tradizionalmente d’immigrazione, tuttora l’Italia si distingue per alcuni aspetti:

– il recente rallentamento dei flussi in entrata, in controtendenza rispetto agli altri Paesi;

– l’elevato tasso di occupazione tra gli immigrati, anche se con persistenti problemi di inserimento nel mercato del lavoro e qualità dei posti di lavoro;

– infine, la scarsa integrazione della seconda generazione di immigrati – i figli nati in Italia da genitori immigrati –, fortemente penalizzata nell’accesso allo studio e al mondo del lavoro.

I flussi migratori sono di certo un fenomeno importante per i paesi OCSE, avente un forte impatto sulla forza lavoro.

Riportando qualche dato, osserviamo che:

«Quasi il 90% dei lavoratori stranieri svolge un lavoro alle dipendenze e poco meno dell’80% ricopre la posizione di operaio. La segmentazione professionale, e dunque la preponderanza di profili prettamente esecutivi tra la forza lavoro straniera, è chiara e confermata dalla scarsa presenza di occupati impiegati in ruoli dirigenziali e simili: appena lo 0,4% degli occupati è dirigente e lo 0,8% quadro, a fronte dell’1,9% e del 5,9% degli italiani».

L’analisi delle variazioni rilevate in questo ultimo anno evidenzia tre fenomeni:

  • all’aumento del numero di occupati italiani di circa 160 mila unità nell’arco di 12 mesi, corrisponde un incremento del numero di occupati stranieri UE di 5.716 unità ed extra UE di 26.423 unità (equivalente a +1,6%), per complessivi +191.990 lavoratori;
  • si contrae il numero di stranieri extracomunitari in cerca di lavoro, che passano dalle 283.796 unità del 2017 alle 273.995 unità del 2018 (- 3,5%), così come si riduce la platea dei disoccupati italiani di 145.340 unità, equivalente ad un -5,8% su base tendenziale. In controtendenza la componente comunitaria: in questo caso i senza lavoro crescono di 3.731 unità (+3,1%);
  • diminuiscono nell’arco di un anno gli stranieri inattivi extra UE tra i 15 e i 64 anni in termini assoluti di circa 17 mila unità e di circa 114 mila unità tra gli italiani; di contro aumentano gli inattivi UE dell’1,7% per un totale di +5.482 individui.

Con riferimento al tasso di occupazione (15-64 anni), per i cittadini stranieri UE si osserva un valore pari al 63,5% (-0,3% rispetto al 2017) e uno pari al 60,1% per i non UE (+1,0 %).

Se il tasso di disoccupazione dei comunitari cresce di 0,3 punti, raggiungendo quota 13,5%, nel caso degli extra-comunitari si contrae di 0,6 punti, fermandosi al 14,3%. In calo anche il tasso di disoccupazione degli italiani, dal 10,8% del 2017 al 10,2% del 2018.

Infine, il tasso di inattività nel 2018 si attesta al 29,8% tra gli extra Ue e al 26,5% tra i comunitari, rispetto al 35% registrato tra gli italiani.

I flussi migratori verso l’Italia si sono ridotti negli ultimi anni, dopo un periodo in cui erano al di sopra della media OCSE.

Se, da un lato, l’Italia figura tra i pochi paesi in cui gli immigrati hanno un tasso di occupazione superiore a quello dei nativi, dall’altro la qualità dei posti di lavoro ricoperti da immigrati è spesso molto bassa.

L’elevata incidenza della povertà è un problema per gli immigrati nella maggior parte dei paesi OCSE, ma ancor di più in Italia.

Nonostante ciò l’immigrazione sarà comunque una risorsa e, proprio in virtù di questo, è indispensabile porre in essere un netto miglioramento della capacità di integrare gli immigrati.

In Italia il contributo in termini di forza lavoro è evidente, ragion per cui il nostro Paese dovrà sostenere maggiormente lo sviluppo e l’utilizzo delle competenze degli immigrati e prestare maggiore attenzione alle difficoltà dei figli degli stessi.

In virtù di quanto suddetto, le strategie di azione potrebbero essere:

– qualificare il sistema scolastico in contesti multiculturali, contenendo la dispersione scolastica;

– favorire l’accesso ai servizi per l’integrazione;

– promuovere un’informazione qualificata, di carattere locale, regionale e territoriale;

– indurre una la partecipazione attiva dei migranti alla vita economica, sociale e culturale, anche attraverso la valorizzazione delle associazioni.

Di GIULIANA ALBARELLA

Fonti:

IX Rapporto Annuale – Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia è a cura di Stefano Scarpetta, Direttore della Direzione per Occupazione, il Lavoro e gli Affari sociali dell’OCSE e di Jonathan Chaloff, Divisione Migrazioni Internazionali, Direzione per Occupazione, il Lavoro e gli Affari sociali dell’OCSE.

 

Immagine da Pixabay



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