Tassa globale per ‘super ricchi’: MI chiede che si proceda anzitutto a un’armonizzazione europea del sistema fiscale

Tassa globale per ‘super ricchi’: MI chiede che si proceda anzitutto a un’armonizzazione europea del sistema fiscale

Già durante il G20 di San Paolo, qualcuno evidenziava l’utilità della proposta di una tassa globale per i c.dd. ‘super ricchi’ che potrebbe rappresentate un’ottima occasione per la crescita dell’economia mondiale.

Secondo il Global Tax Evasion Report 2024, pubblicato lo scorso 22 ottobre da EU Tax Observatory, curato nell’ambito del monitoraggio europeo, sebbene al mondo esistano poche migliaia di ricchi veri, tutti insieme posseggono un patrimonio diverse centinaia di trilioni di dollari, a fronte di una pressione fiscale praticamente impercettibile in termini di impatto patrimoniale, anche grazie al ricorso a strategie finanziarie che consentono loro di minimizzare al massimo gli oneri fiscali.
Con la tassa globale si imporrebbe un’aliquota minima al patrimonio dei super ricchi, pari a circa il 2%, al fine di reperire, nel-la logica della redistribuzione della ricchezza globale e del perseguimento di una maggiore equilibratura sociale, introiti fiscali pari a 250 miliardi di dollari l’anno.

Per altro verso, alla fine la proposta in sé non ha nulla di innovativo, replicando i criteri già enucleati dalla tassa minima glo-bale del 15% sulle multinazionali. Sì che, sommando anche tali proventi a quelli sui patrimoni individuali dei miliardari, si potrebbero raccogliere 450 miliardi di dollari l’anno.
In concreto, però, l’accordo raggiunto in sede Ocse prevede così tante eccezioni ed esenzioni da rendere la misura molto debole. Resta inattuata e inattuabile ancora in molti Paesi in ragione di una serie di vincoli formali propri del procedimento di ratifica degli atti internazionali (pare, ad esempio, che gli Usa non abbiano ratificato).

Non mancano, è vero, alcune perplessità sulla concreta efficacia di tali misure e sull’effettiva realizzabilità di quello che è a tutti gli effetti un progetto di ingegneria finanziaria mondiale, che dovrebbe prima di tutto armonizzare le diverse legislazioni e scongiurare l’eventualità che la remota isoletta dalle lontane latitudini possa costituire l’approdo ideale dei super agiati.

Per queste ragioni diventa prioritaria una regolazione europea che sappia fare chiarezza su come impiegare il denaro così drenato, preferibilmente redistribuito non in forma di sussidi diretti ai cittadini quanto piuttosto in servizi (esenzione dal pagamento del ticket per le cure sanitarie, erogazione di servizi socio assistenziali, innalzamento del livello di minimo di pensione sociale,…), che potrebbero al tempo stesso garantire nuova occupazione nei settori del welfare, cambiando la cultura per una economia trasformativa.
Solo così sarebbe possibile riportare tali risorse al concreto miglioramento della qualità della vita di chi attualmente non ne può usufruire.
Meritocrazia Italia reputa però che tutti questi progetti, utilissimi, debbano passare dal preliminare step di uniformazione e armonizzazione del sistema impositivo europeo, al fine di combattere i fenomeni di elusione, evasione e concorrenza sleale tra Stati membri, garantendo effettività nella riscossione, snellimento dei processi di accertamento ed effettività dei criteri del-la proporzionalità e progressività delle aliquote.

Stop war.



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