Videosorveglianza nei luoghi pubblici: sì a nuovi sistemi di sicurezza pubblica, ma senza compromessi per i diritti fondamentali

Videosorveglianza nei luoghi pubblici: sì a nuovi sistemi di sicurezza pubblica, ma senza compromessi per i diritti fondamentali

È bufera mediatica sull’idea di introdurre un sistema di videosorveglianza con riconoscimento facciale nei luoghi pubblici (stazioni, ospedali, aree commerciali).

In passato iniziative simili, nate sempre in reazione ai gravi fatti di aggressioni e violenze alla cronaca ormai quotidiana, non hanno incontrato il favore dell’Autorità Garante della Privacy, e una moratoria le vieterebbe fino al 2023 salve, in breve, esigenze di prevenzione e repressione di reati. Anche la bozza del primo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale parrebbe escludere in generale la legittimità del riconoscimento facciale indiscriminato nei luoghi pubblici.
Aleggia lo spettro della creazione di una società del controllo, di un nuovo ‘grande fratello’.

È vero che quello della sicurezza urbana è un problema che sta assumendo proporzioni preoccupanti, che non va sottovalutato e che merita risposte adeguate. Non vanno ignorate, per altro verso, neppure le istanze di tutela della riservatezza e della libertà dei singoli, con le quali la prevenzione di fatti criminosi va bilanciata.
Le preoccupazioni per un uso distorto dei dati raccolti (su spostamenti, abitudini, frequentazioni,…) non sono infondate, sol che si consideri l’esperienza della gestione dei big data, che ha portato in moltissimi casi, e porta ancora, alla lesione del diritto alla vita privata e alla protezione dei dati personali, alla libertà di muoversi, al diritto di espressione, di riunione, di manifestare, alla libertà di coscienza e di esercizio dei culti. Si pensi al caso Cambridge Analytica, ai meccanismi invasivi di profilazione o alla deriva del sistema delle intercettazioni per indagini giudiziarie.

Le storture del sistema, però, non possono scoraggiare un uso accorto della tecnologia, che conserva un altissimo potenziale di utilità anche a fini di sicurezza.

Meritocrazia Italia chiede prudenza e attenzione nella scelta dei nuovi mezzi di protezione della sicurezza pubblica e di deterrenza della criminalità, mettendo a frutto le alte competenze dei ricercatori italiani nell’ambito moderne tecnologie, con strumenti capaci di assicurare che ogni limitazione alle libertà personali sia adeguata e proporzionata a superiori esigenze di tutela. Per questo sarà necessario, ad esempio, fare una selezione dei luoghi maggiormente esposti a rischio. Se un maggiore controllo potrebbe trovare giustificazione nelle stazioni delle grandi città, meno legittimo sarebbe per i piccoli centri; così, rispetto gli ospedali, di solito già sorvegliati, sarebbe necessario garantire maggiore supervisione presso i presidi sanitari ove il personale lavora prevalentemente in solitaria (sedi di guardia medica e guardia turistica).
S’impone, in ogni caso, un intervento di regolazione armonizzante del trattamento dei big data da parte dell’Unione. La tutela della privacy è oggi rimessa a un sistema non adeguato alle moderne esigenze.

Stop war.



<p style="color:#fff; font-weight:normal; line-height:12px; margin-bottom:10px;">Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso consulta la nostra Privacy Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.</p> Leggi la nostra cookie policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi