CONTRO LA CULTURA DELLA VIOLENZA, QUELLA DELLA BELLEZZA

CONTRO LA CULTURA DELLA VIOLENZA, QUELLA DELLA BELLEZZA

L’arte del rispetto

Le recenti pagine di cronaca raccontano di un preoccupante aumento della violenza c.d. occasionale, non legata a fenomeni di criminalità organizzata.
Non c’è giorno in cui non si riporti di episodi di risse e aggressioni, quando non di uccisioni per futili motivi.

Sembra che, alla fine, la pandemia non ci abbia affatto reso persone migliori.
Sembra quasi che si sia giunti al punto di non ritorno di un percorso di educazione alla violenza e all’aggressività iniziato un po’ d’anni fa. Ma non si può cedere alla deriva valoriale. Non tutto è perduto e la possibilità di invertire la rotta e di creare un mondo migliore esiste ancora.

Il culto della violenza occupa gli spazi lasciati vuoti dalla cultura. La forza dei muscoli cerca di soppiantare quella della ragione e diffondersi per il tramite di modelli culturali pericolosi, soprattutto per i giovani.
Parlando con ragazzi in adolescenza, sarà molto difficile che sappiano dire di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Gandhi, Madre Teresa di Calcutta o Martin Luther King, ma possiamo essere ragionevolmente certi che conoscano benissimo la famiglia Savastano o Samurai o Pablo Escobar.

È davvero questa la società che vogliamo per i nostri figli?

L’incalzante cultura della violenza non può essere combattuta con la forza fisica e neppure soltanto con leggi più severe, che non servono a sradicare il fenomeno.
L’unica arma davvero utile è nella promozione di un altro genere di cultura, fatto di rispetto, educazione, garbo e correttezza, di eroi positivi che insegnino e incarnino nei fatti questi valori, e che possano mostrare ai giovani tutta la forza irrefrenabile della gentilezza.

Serve comprendere che il rispetto dell’altro, delle sue idee e delle sue esigenze è anzitutto rispetto per se stessi, per le proprie tradizioni, per il proprio ambiente e per la propria storia. Soltanto in questo modo potremo sperare di mettere in disparte la memoria dei ‘cattivi’, di coloro che hanno arrecato disonore e vergogna al Paese, per sostituirla con il ricordo delle migliaia di eroi che quotidianamente hanno fatto il proprio dovere.

In questa direzione, utile sarebbe, tra l’altro:

– promuovere campagne di sensibilizzazione e informative rivolte anche ai genitori, perché possano avere piena coscienza del quadro reale del problema e siano stimolati a una vigilanza consapevole, e al recupero del valore dell’ascolto e di una modalità di dialogo e confronto volta alla ricerca condivisa delle soluzioni;

– organizzare e promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative di sensibilizzazione volte a evidenziare il valore della cultura del rispetto, individuando e proponendo ai giovani modelli di eroi positivi in cui identificarsi per favorire l’abbattimento della cultura della violenza e della sopraffazione;

– prestare maggiore attenzione ai messaggi veicolati attraverso il palinsesto televisivo, soprattutto in relazione a quanto trasmesso in fascia protetta durante trasmissioni e programmi televisivi oppure durante le interruzioni pubblicitarie;

– far leva sulla funzione sociale dello sport, strumento di integrazione e momento di alta educazione alla correttezza e alla cooperazione.



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