Contro l’effetto domino della tragedia del piccolo Domenico, Meritocrazia Italia chiede un piano chiaro di continuità assistenziale

Contro l’effetto domino della tragedia del piccolo Domenico, Meritocrazia Italia chiede un piano chiaro di continuità assistenziale

La tragica morte del piccolo Domenico ha scosso profondamente le coscienze del Paese.

Il dolore per una vita spezzata impone rispetto, prudenza e piena fiducia nell’operato della magistratura, cui spetta accertare responsabilità e ricostruire i fatti.
Ma accanto al percorso giudiziario, esiste una questione che la politica e le Istituzioni non possono ignorare: cosa accade quando un centro di alta specializzazione viene improvvisamente privato del proprio principale riferimento clinico? E soprattutto, chi tutela il diritto alla continuità delle cure dei pazienti più fragili?
Sono interrogativi che non riguardano una singola vicenda, ma il modello di sanità che il nostro Paese intende costruire.

Prima dei provvedimenti conseguenti all’accaduto, il reparto di cardiochirurgia pediatrica rappresentava un punto di riferimento per centinaia di famiglie provenienti dalla Campania, dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Calabria e da altre regioni del Mezzogiorno, oltre che per numerosi piccoli pazienti provenienti dall’estero. Un’eccellenza costruita negli anni attraverso competenze altamente specialistiche, esperienza clinica e una casistica di particolare complessità.
Oggi molte di quelle famiglie vivono una condizione di profonda incertezza. Non chiedono scorciatoie, né intendono interferire con il lavoro della Magistratura. Chiedono risposte sul futuro dei propri figli. Si domandano chi garantirà la continuità assistenziale dei bambini già operati, chi seguirà quelli che necessitano di controlli periodici e quali percorsi siano stati predisposti per assicurare la presa in carico dei piccoli pazienti ancora in attesa di intervento.

Sono domande legittime, che meritano la stessa attenzione riservata all’accertamento delle responsabilità. La sanità pubblica non può limitarsi a ricercare le responsabilità dopo una tragedia. Deve anche essere capace di proteggere i cittadini dalle conseguenze organizzative che quella tragedia produce. È qui che si misura la qualità delle Istituzioni.
Nei centri di alta specializzazione il patrimonio professionale rappresenta un bene collettivo. Non appartiene al singolo professionista, che nemmeno però può essere considerato facilmente sostituibile. Le competenze maturate negli anni, la conoscenza dei casi clinici più complessi e il rapporto costruito con i pazienti costituiscono un patrimonio che deve essere preservato attraverso modelli organizzativi capaci di garantire continuità e trasferimento delle conoscenze.
Nei principali centri italiani di cardiochirurgia pediatrica la qualità delle cure si fonda proprio sulla forza delle équipe multidisciplinari, sulla condivisione delle competenze e su reti di collaborazione che consentono di affrontare anche le situazioni più complesse.
È questa la direzione verso cui deve tendere l’intero Servizio Sanitario Nazionale.

Per questo ogni evento straordinario che coinvolga un reparto altamente specialistico dovrebbe essere accompagnato da un piano chiaro di continuità assistenziale, capace di tutelare innanzitutto i pazienti. Nessun bambino dovrebbe trovarsi nell’incertezza sul proprio percorso di cura a causa di una crisi organizzativa. Le famiglie hanno il diritto di conoscere quali soluzioni siano state adottate, quali professionalità siano state coinvolte, come venga garantito il follow-up dei pazienti già operati e quale sia il progetto per il futuro del reparto. La trasparenza rappresenta un dovere delle Istituzioni e costituisce il presupposto indispensabile per ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini.

La politica sanitaria deve imparare a governare non soltanto l’ordinario, ma anche l’eccezionalità. Deve prevedere strumenti capaci di assicurare il trasferimento delle competenze, la continuità terapeutica nei centri di alta specializzazione e una comunicazione chiara con le famiglie, affinché nessun paziente resti ostaggio delle fragilità organizzative del sistema.
Occorre promuovere modelli organizzativi fondati sulla valorizzazione del merito, sulla costruzione di équipe solide, sulla condivisione delle competenze e sulla responsabilità diffusa. Un’eccellenza sanitaria non può dipendere esclusivamente da una persona, ma non può nemmeno disperdere il patrimonio professionale costruito negli anni senza prevedere strumenti adeguati per trasferirlo e preservarlo. La ricerca della verità e la tutela del diritto alla salute non sono obiettivi alternativi, sono due doveri che uno Stato moderno deve perseguire insieme.
Perché una comunità si giudica dalla capacità di proteggere chi è più fragile.
Stop war.