Cooperative di comunità

Cooperative di comunità

Verso un nuovo welfare partecipato

Il progetto “cooperative di comunità” nasce nel 2010 con l’obiettivo di promuovere la crescita di una rete diffusa di cooperative che valorizzino le comunità locali, stimolando l’autonomia e l’organizzazione dei cittadini.

Sebbene in Italia il movimento cooperativo vanti una lunga storia, non si è mai verificato prima che il modello cooperativo si saldasse così esplicitamente con i temi dello sviluppo di comunità.
In questi anni tante cose sono accadute, tra crisi di fiducia verso la politica e il mondo della rappresentanza, crisi economica, arretramento del pubblico nei servizi essenziali, ma anche sviluppi dell’innovazione tecnologica e nuovo protagonismo civico. Tutti questi fattori stanno portando a un cambiamento importante del paradigma socio-economico e le cooperative di comunità sono uno degli strumenti che il modello cooperativo offre ai cittadini per affrontare il cambiamento avanzante, rappresentando un mutamento sostanziale nella mentalità, troppo diffusa nel nostro paese, secondo cui “bene pubblico” o “bene comune” significano “beni di nessuno”.

Le cooperative di comunità si riappropriano dunque proprio di quel “bene di nessuno” restituendolo alla comunità, valorizzandolo e mettendolo a fattore comune.
Queste nuove forme di cooperazione ampliano il gruppo di beneficiari considerando ogni residente della comunità come un potenziale destinatario di questo beneficio.

La nuova forma di collaborazione sta dando la possibilità alle forze civiche di organizzare dal basso nuovi servizi per soddisfare alcuni bisogni socio-economici delle proprie comunità, attivando “reti” tra diversi attori del territorio.

Le cooperative di comunità hanno caratteristiche specifiche:
– uso di risorse locali, come immobili pubblici non più usati dagli enti locali, beni comuni come le risorse naturali o il patrimonio culturale;
– gruppi sociali radicati nelle loro comunità che desiderano implementare soluzioni dal basso per problemi locali a cui affiancano anche un desiderio di rinsaldamento dei legami sociali di comunità;
– reti locali di collaborazione con i cittadini ed altre organizzazioni locali, sia pubbliche che private, al fine di comprendere meglio i bisogni delle proprie comunità.

Le cooperative di comunità sembrano una forma di secondo welfare: hanno obiettivi non prettamente economici ma ibridi e i cooperatori non si associano al fine di organizzare la produzione di beni e servizi, essendo questi subordinati ad un obiettivo più ampio che è il rigenerare senso di comunità e benessere attraverso azione cooperativa.

Da una ricerca di AICCON, emerge che al 30 giugno 2021:
– sono state mappate 188 cooperative di comunità, di cui quasi due su tre sono localizzate in un’area interna, in particolare le regioni trainanti sono Toscana e Abruzzo (57%);
– la forma giuridica maggiormente diffusa è quella della cooperativa di produzione e lavoro (44%) ma rilevante anche la presenza della cooperazione sociale (20%);
– si caratterizzano per un’azione che coinvolge una pluralità di settori di intervento, per lo più legate alle condizioni di difficoltà dei territori in termini di bisogni comunitari e le vulnerabilità del contesto territoriale;
– coinvolgono una pluralità di stakeholders, in particolare i beneficiari diretti delle attività appartenenti alla comunità territoriale e le istituzioni pubbliche.

Le cooperative di comunità valorizzano la centralità del capitale umano, il che significa impostare modelli organizzativi e gestionali che favoriscano la partecipazione e il coinvolgimento.
Si tratta di esperienze che coniugano le tematiche e i valori della cittadinanza attiva, della sussidiarietà, della gestione dei beni comuni e la solidarietà. Ogni cooperativa è unica per dimensioni, obiettivi e attività, perché diverse, uniche sono le peculiarità della comunità, diversi i bisogni e le modalità di risposta che affondano le proprie radici nella storia e nei modi di essere di quella specifica comunità.

È un fenomeno in forte crescita però e quindi va sostenuto con una legge nazionale.
Dopo tanti anni non esiste ancora una normativa uniforme di regolazione, mentre si contano ben 11 leggi regionali, molto diverse tra loro; alcune prevedono un contingente minimo di abitanti del territorio servito che devono essere associati ed altre no.

Si potrebbe intervenire sulla normativa esistente sulle imprese sociali,
– inquadrando la “cooperativa di comunità” anzitutto dal punto di vista definitorio, considerato che esse sono a servizio della collettività e realizzano un modello di innovazione sociale che produce vantaggi sociali in favore della collettività cui i soci appartengono;
– istituendo un registro delle cooperative di comunità presenti sui territori regionali;
– individuando un quadro fiscale ad hoc, prevedendo la promozione e il sostegno di tali cooperative, agevolando la loro attività attraverso esenzioni o altre forme di contributo;
– prevedendo percorsi agevolati di accesso al credito, sollevandole da pratiche burocratiche consolidate per i primi anni di attività



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