Dispersione scolastica

Dispersione scolastica

Le risorse a disposizione non vadano sprecate

Le nuove sfide legate alla marginalità e alla povertà educativa si pongono nuovamente al vertice delle emergenze sociali, anche perché connesse a fenomeni diffusi di devianza e di criminalità che coinvolgono ragazzi sempre più giovani.

È nell’ambito di questa cornice che si inserisce il fenomeno della dispersione scolastica, che affligge il sistema educativo italiano soprattutto nelle aree più disagiate.
Quando si parla di dispersione scolastica, si fa riferimento all’abbandono precoce degli studi ovvero all’assenza sistematica, ingiustificata e volontaria da parte del minore presso la scuola dell’obbligo, e dunque alla conseguente fuoriuscita dal sistema formativo di riferimento dei giovani in età scolare, di conseguenza esposti a rischi di marginalizzazione sociale, devianza e sfruttamento.

Già con il decreto Caivano, rientrante nell’ambito del pacchetto di misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, il Governo ha cercato di porre un freno al fenomeno, introducendo una modifica sostanziale alla normativa relativa all’obbligo di istruzione, con pene più severe per i genitori che non assicurino la frequenza scolastica dei figli.
Si è aggiunto al Codice penale l’art. 570 ter, che prevede la reclusione fino a due anni per il responsabile dell’adempimento scolastico del minore che non provi di procurare altrimenti l’istruzione del minore o non giustifichi con motivi di salute o con altri gravi impedimenti l’assenza del figlio da scuola o non ve lo presenti entro una settimana dall’ammonizione; invece, per le assenze ingiustificate del minore durante l’anno scolastico, tali da costituire elusione dell’obbligo scolastico, scatta la punizione del responsabile con la reclusione fino ad 1 anno.

Se la novella legislativa possa fungere da deterrente forse è ancora presto per dirlo, ma intanto i primi dati relativi alla dispersione scolastica non sono per niente confortanti.

Tra le regioni del Mezzogiorno, quella in cui si registra il più alto tasso di dispersione è la Campania e tra i comuni campani il più critico è Napoli, che sembra avere un tasso di abbandono scolastico di circa il 16,4%.
A Napoli, come pure in altre aree del territorio nazionale, si confida tuttavia nei fondi del PNRR (Piano Nazionale di ripresa e resilienza), che ha destinato ingenti risorse alle scuole, che dovranno impiegarle al fine di attivare progetti educativi efficienti ed inclusivi.

La preoccupazione è che, come talora accade, tali fondi vengano sprecati o spesi male, senza produrre i risultati attesi.
Sarebbe auspicabile che le scuole adottassero in primis una programmazione adeguata, basata su una gestione trasparente e su una valutazione degli esiti, per poi presentare progetti di intervento basati su una diagnosi dei bisogni e delle criticità e orientati verso obiettivi specifici e misurabili.



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