DONNE E LAVORO

DONNE E LAVORO

La lunga strada per la parità

Nell’anno appena trascorso si sono dimesse dal lavoro, in Italia, 37 mila neo mamme. Un dato allarmante, quanto i risultati di diverse analisi statistiche relative alla situazione donne e lavoro.

La situazione, già di per sé preoccupante, rischia di aggravarsi per via dell’emergenza sanitaria ancora in corso, che ha colpito le categorie più in difficoltà, quelle meno tutelate dallo Stato. Tra queste, le donne. E in particolare le madri lavoratrici.

Garantire pari opportunità vuol dire rimuovere tutti gli ostacoli alla libera partecipazione economica, politica e sociale di ogni individuo, indipendentemente dalla religione, convinzioni personali, origine etnica, età, disabilità ed orientamento politico.

Ragionando di donne e lavoro, uno tra i problemi più avvertiti è legato alla difficoltà di conciliare vita privata e lavoro. Specie considerato che sulle donne grava ancora in prevalenza l’impegno nella cura della casa e nella gestione dei figli.
Lo smart working, alla prova in epoca di pandemia, sembra aver fornito una prima timida risposta, grazie alla flessibilità degli orari.
Ma lo strumento non è perfetto.
In assenza di adeguata regolamentazione, il rischio è quello di perdere il “diritto alla disconnessione”. A conti fatti, si lavora molto di più.
Non meno frequente l’impossibilità di esercitare il “dirittto alla connessione”, per mancanza di adeguati mezzi tecnologici o di copertura di rete per l’area territoriale di riferimento.

Un Paese nel quale l’inclusione lavorativa raggiunge livelli diversi in ragione del genere e nel quale il genere incide sul grado salariale e la distribuzione delle posizioni è un Paese incapace di valorizzare le risorse a disposizione.

Un lento miglioramento è innegabile, ed è dovuto a politiche più attive volte ad abbattere gli ostacoli alla parità di genere.
Ma è proprio in questo momento storico che sarebbe opportuno creare nuovi modelli organizzativi inclusivi e insistere nel tentativo di  contenere e azzerare il gender gap.

Si avverte forte l’esigenza di non abbassare la guardia e intensificare le iniziative tese a eliminare le differenza di genere, valorizzare le diversità di pensiero e di competenze, e garantire una parità di accesso alle varie opportunità di crescita in carriera, con una propensione a reclutare e sviluppare culture inclusive.

Nell’auspicio di un impegno da parte di tutti verso un cambiamento culturale, per una maggiore consapevolezza della ricchezza delle differenze, resta essenziale, ai fini di un effettivo cambiamento di marcia:

– riorganizzare le attività lavorative, calibrando la retribuzione non su tempi d’impegno ma su obiettivi e progetti;

– stabilire un “Patto del lavoro”, al fine di rendere centrale il tema della parità nel mercato del lavoro, con uno sguardo volto a sostenere i percorsi di formazione e politiche attive per il lavoro stesso;

– contemplare stanziamenti più cospicui per la parità di genere, non confondendoli con le risorse attribuite alle sole politiche sociali;

– sostenere l’imprenditoria femminile e la possibilità di accesso al credito delle donne e lo snellimento dei tempi di attesa e di risposte (in termini di finanza agevolata, i tempi dovrebbero essere massimo di 30 giorni e non lunghe attese per le quali molto spesso si perde l’entusiasmo nel concludere un progetto);

– prevedere misure premiali per quelle imprese che favoriscono l’ascesa in ruoli di vertice del genere femminile e che consentono con azioni virtuose di contemperare il ruolo di lavoratrice con quello di madre;

– incrementare numericamente e qualitativamente nidi pubblici, con riduzione delle rette anche per le famiglie con redditi medio/alti, al fine di consentire alle donne, che prima rivestivano posizioni di vertice, di rientrare con maggior solerzia;

– favorire lo smart working decorso il periodo di maternità obbligatoria;

– favorire con agevolazioni, nonché minori riduzioni di stipendio, la possibilità che anche i padri possano prendere la maternità dal periodo successivo a quello riferito alla madre;

– rimodulare l’orario delle scuole dell’infanzia pubbliche;

– promuovere un’educazione al rispetto di genere ed alla cura della famiglia e dei figli come valore ed accrescimento della persona.

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:
cs.almalaurea.gender.gap
memoria.Istat.audizione.febbraio.2020
riflessioni sul lavoro femminile
cngeologi.cpo.pariopportunità.approfondimenti



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