‘FUGA DEI CERVELLI’

‘FUGA DEI CERVELLI’

La Ricerca sia un investimento, non una ‘voce di spesa’

La centralità della ricerca scientifica per il vero progresso è troppo spesso sottovalutata nella composizione dell’agenda politica. Per fortuna sono ancora tante le realtà che sopravvivono, ma piuttosto grazie alla competenza e alla determinazione dei singoli.

Eppure tale settore potrebbe davvero dare slancio e restituire speranza al Paese, garantendo occupazione di qualità e generando prodotti e servizi dall’alto valore aggiunto. Invece l’Italia non investe una quota adeguata del proprio PIL in ricerca e formazione. Veramente impietosi sono i confronti con altri Stati europei, ove si punta maggiormente su innovazione, competitività, creatività e iniziative di successo.

È noto che il maggior problema è quello di individuare, coltivare e trattenere ‘cervelli’. Infatti, troppo spesso si registra la mancanza di continuità del percorso intrapreso dai giovani ricercatori, determinata proprio dalla mancanza di fondi. La precarietà di tali percorsi formativo-lavorativi spinge molti a dedicarsi ad altro tipo di attività professionale o a preferire Atenei stranieri, presso i quali i nostri ricercatori continuano a essere particolarmente apprezzati.
L’esiguo numero dei ricercatori che resta in Italia stoicamente riesce comunque a raggiungere risultati spesso brillanti, ma il trend appare sempre, costantemente ed inesorabilmente, ribassista.

Si aggiunge la proverbiale rete burocratica, che complica e rende più costosa qualsiasi iniziativa (la stesura dei bandi di concorso, le date casuali, le approvazioni dei progetti,…). In reazione, le impugnazioni innanzi al TAR paralizzano per anni bandi e aggiudicazioni. Si contano gravissimi ritardi di pagamento da parte della p.a. E si potrebbe continuare.
La ricerca è sabotata anche da incredibili situazioni di stallo dovute alle ingenerose richieste di finanziamento, alla dimostrazione delle quali è subordinato il rilascio di autorizzazioni alla realizzazione di progetti che potrebbero portare sviluppo sui territori.

È in Costituzione che «cultura e ricerca siano libere dall’ingerenza dei pubblici poteri» e che la Repubblica «promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica» (artt. 9 e 33 cost.).
Solo attuando entrambi i propositi costituzionali, il progresso può operare sia in chiave personalistica che universale, consentendo la realizzazione e lo sviluppo della persona umana e dell’intera collettività.

Non si rinvii oltre:
– l’incentivazione di progetti di grandi dimensioni, presentati da reti istituzionali e preferibilmente avvalendosi di collaborazioni internazionali;
– l’incremento delle risorse messe a disposizione della ricerca, in tempi brevi, al fine di armonizzare la posizione italiana a quella degli altri Paesi europei;
– l’incremento delle risorse destinate allo studio delle malattie rare, attenzionando in particolar modo le malattie genetiche che affliggono i bambini di tipo neurodegenerativo o determinanti disturbi cognitivi;
– l’incremento di studi sulla efficacia e sugli effetti collaterali dei farmaci sulle donne (la gran parte dei farmaci pare essere stata testata su pazienti uomini);
– l’adozione di misure atte a rafforzare i legami tra Università, centri di ricerca e mondo imprenditoriale;
– il trasferimento dei progetti innovativi dalla fase sperimentale a quella applicativa, creando nuovi posti di lavoro e vantaggi per l’intero sistema economico;
– una programmazione economica e strutturale efficace, capace di garantire la continuità nella ricerca scientifica e del percorso lavorativo e formativo dei ricercatori;
– la modifica dei criteri di selezione dei ricercatori meritevoli, attraverso concorsi di respiro nazionale con prove unificate che attestino non solo le reali capacità del candidato ma anche il vero interesse a svolgere una ricerca strutturata e continuativa;
– una pianificazione della ricerca a livello nazionale, per creare sinergie tra gli Atenei, in modo da strutturare dei campi di ricerca che siano il risultato della collaborazione attiva tra ricercatori e possa garantire una utile visione multidisciplinare.

La ricerca è oggi soltanto una ‘voce di spesa’ che grava sui conti pubblici.
Non si comprende che rappresenta, invece, una inesauribile fonte di ricchezza, un investimento sicuro su cui puntare con convinzione per garantire un futuro al Paese.
È necessario recuperare rapidamente il ritardo accumulato in questi anni, in primo luogo valorizzando il nostro capitale umano, costituito dai tanti giovani laureati formatisi nelle nostre Università e da validi ricercatori, dei quali l’Italia è tradizionalmente ricca.
È giunto il momento di prendere coscienza che investire in ricerca scientifica e programmarla in modo efficace significa trovare soluzioni che contemperino lo sviluppo economico di oggi con i bisogni delle generazioni future attenuando lo squilibrio esistente fra la ricchezza di pochi e la povertà di molti.

 

 

FONTI

‘È la ricerca scientifica il motore per il progresso dell’umanità-Vita’
‘Ricerca scientifica, in Italia abbiamo le menti ma non un sistema che le valorizzi. Le riflessioni a Camerae Sanitatis’ in Popular Science
‘La scienza come fonte di conoscenza: aiutiamo la ricerca scientifica in Italia’ in Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri



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