LA MOBILITÀ VERSO L’ELETTRICO

LA MOBILITÀ VERSO L’ELETTRICO

Siamo pronti?

Il consumatore italiano sembra essere pronto per il passaggio ai veicoli elettrici e a forme di mobilità più attente alla sostenibilità e all’impatto ambientale, ma sono tanti i fattori che potrebbero frenare lo sviluppo del nuovo sistema.
Non ultime, le criticità relative alle infrastrutture di ricarica.

Secondo il nuovo EY Electric Vehicle Country Readiness Index, l’Italia è oggi penultima nella classifica dei dieci principali mercati automobilistici rispetto alla mobilità elettrica e sostenibile. Nei mercati esteri la filiera industriale è già a uno stadio avanzato di conversione all’elettrico e sono presenti infrastrutture adeguate.

Ma il mondo della mobilità è in rapida evoluzione.

Anche in Italia sono in atto nuove tendenze, sia dal punto di vista dell’offerta di soluzioni, che della domanda, che fa registrare importanti cambiamenti, tra i quali una maggior propensione all’acquisto di veicoli elettrici.
L’indice EY evidenzia che il consumatore italiano è pronto al passaggio alla mobilità elettrica come prossima scelta, motivato principalmente dagli incentivi governativi e da una crescente consapevolezza ambientale. Un orientamento che è confermato dai numeri: se le vendite complessive di auto in Italia sono diminuite del 28% su base annua, le immatricolazioni di veicoli elettrici (BEV e PHEV) sono cresciute del 232% nello stesso periodo.

Nel 2020 il rapporto tra colonnine di ricarica e veicoli elettrici era di 0,13, in linea con la media globale di 0,1, ma i caricatori veloci pubblici installati sono una percentuale ancora troppo esigua, solo il 3,3% del totale.

Il PNRR rappresenta una grande opportunità di accelerazione per quanto attiene alle strutture di ricarica ‘fast e superfast’ e anche per la copertura capillare sul territorio delle colonnine ‘quick’ a bassa potenza, che consentiranno di rispettare l’obiettivo complessivo dell’Italia di oltre 3,4 milioni di punti di ricarica al 2030, di cui 32.000 pubblici veloci e ultraveloci.
Già nel 2020 si è cominciato a incrementare la rete delle stazioni di ricarica. Purtroppo, però, circa il 21% di esse risulta attualmente non utilizzabile principalmente per il mancato collegamento alla rete elettrica.
Servirebbe una diffusione più capillare delle stazioni di ricarica, soprattutto nelle aree di servizio e lungo le arterie autostradali.

Il bonus per le colonnine di ricarica delle auto elettriche previsto per il 2022 è questione che sta destando molta attenzione.
Possono usufruire del bonus sia persone fisiche che svolgono attività d’impresa, sia soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (Ires), enti pubblici e privati, società e trust che hanno come oggetto principale l’esercizio di attività commerciale.
Il bonus è a disposizione in conto capitale e può raggiungere al massimo il 40% delle spese ammissibili.
In particolare le spese comprendono:
– l’acquisto e la messa in opera delle infrastrutture di ricarica, inclusa l’installazione di colonnine, impianti elettrici, opere edili correlate e strettamente necessarie e impianti di monitoraggio;
– i costi per la connessione alla rete elettrica e di connessione per un massimale del 10%;
– i costi di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi, nel limite del 10%.

Per agevolare la transizione verso una mobilità più sostenibile, gli incentivi per le colonnine seguono quanto già approvato per le auto elettriche, il c.d. Ecobonus.
Nato per finalità esclusivamente ambientale della riduzione delle emissioni CO2, l’Ecobonus va a integrarsi con le vigenti normative europee per la qualità dell’aria e dell’ambiente.

Esistono altri vantaggi, oltre a quelli fiscali, nell’acquisto di auto elettriche: esenzione del pagamento del parcheggio negli stalli blu in molti Comuni italiani, esclusione permanente del pagamento del bollo per alcune Regioni e temporaneo per altre. Per quanto riguarda la viabilità, le auto elettriche possono accedere a tutte le zone ZTL e possono circolare nelle giornate di limitazione al traffico per il superamento dei livelli di inquinamento dell’aria.

Una svolta completamente elettrica nel settore automobilistico incontrerebbe, però, anche la difficoltà di approvvigionamento di materie prime necessarie per la produzione delle batterie di alimentazione e la problematica dello smaltimento delle stesse.
Non esiste ancora un sistema di riciclo che possa garantire il recupero consistente dei materiali e quindi una diminuzione dell’inquinamento da questi prodotti.
Le stesse materie prime impiegate (rame, litio, cobalto) rischiano di estinguersi se i tassi di riciclaggio non avranno un incremento decisivo entro il 2050, come specificato dall’European Environmental Bureau.

Se rimangono determinanti per il successo della transizione elettrica alcuni elementi cardine come le infrastrutture di ricarica, gli stimoli governativi e i meccanismi incentivanti (di natura economica e non economica), in parallelo risulta fondamentale l’impegno pubblico/privato nella predisposizione di un ecosistema completo e di una supply chain integrata e lo sviluppo di innovativi modelli di servizi.



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