LA QUESTIONE AMBIENTALE: IL RUOLO DEGLI ALBI PROFESSIONALI

LA QUESTIONE AMBIENTALE: IL RUOLO DEGLI ALBI PROFESSIONALI

Spunti e idee

Nel 1972 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Giornata mondiale dell’Ambiente.
Sin da allora essa ha costituito una importante occasione per ribadire la necessità di un cambiamento ambientale radicale improntato a una gestione sostenibile delle risorse, al fine di tutelare il futuro del Pianeta e, con esso, di tutte le specie viventi.

La recente emergenza sanitaria e la conseguente adozione di misure di contenimento hanno, ancor di più, mostrato l’estrema precarietà degli equilibri ambientali e quanto incida su questo l’opera umana.

Quali le connessioni tra ambiente e ordini professionali?
Tante. Molte.

Lo si comprende già dal fatto che, dei 26 ordini nazionali, 11 sono a matrice ambientalista.
E ancora.
Se si pensa a quali siano le basi necessarie a cambiare il mondo in cui si vive, ovvero: edifici in grado di sfruttare le energie rinnovabili, sinergia tra pubblico e privato per dare vita a spazi verdi e pubblici connessi ai luoghi urbani in modo razionale, riqualificazione delle periferie cittadine, politiche di smart working per valorizzare il ruolo dei piccoli centri rurali e per superare il dualismo città/campagna, ci si rende immediatamente conto del ruolo da protagonisti svolto dagli architetti, dagli ingegneri, e dai geologi. Di tutte quelle professioni che lavorano nell’analisi e nella gestione dell’ambiente.

Ordini con ruoli di riferimento anche nell’ambito della normazione tecnica italiana a supporto dei temi legati all’ambiente e al sistema climatico.

A supporto delle molteplici attività svolte dai vari Albi Nazionali nell’ambito dell’ambiente, sarebbe auspicabile:

– una riduzione dell’inquinamento, promuovendo il massimo risparmio energetico con l’applicazione di metodologie bioclimatiche (con ausilio prevalente dei geologi);
– maggiore sinergia tra pubblico e privato, così da riqualificare le numerose aree comuni, ad oggi non fruibili, a causa dell’obsolescenza o della mancata manutenzione (con ausilio prevalente di architetti e ingegneri);
– indirizzare lo smart working verso la ridistribuzione degli spazi e il ripopolamento delle aree di campagna con rafforzamento delle infrastrutture necessarie (copertura internet e predisposizione di una adeguata rete di trasporti pubblici) (con ausilio prevalente di architetti);
– il potenziamento dei corsi di formazione specifica negli albi di riferimento;
– la creazione di albi relativi alla professione del naturalista, specialista in analisi e gestione dell’ambiente in tutte le sue componenti, oggi gestite dall’Associazione Italiana Naturalisti.



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