LA RISCOPERTA DEL PENSIERO MODERNO

LA RISCOPERTA DEL PENSIERO MODERNO

Sembrano passati secoli, quasi millenni, da quando nelle più brillanti menti del pensiero occidentale sorsero i primi dubbi legati ai diritti sociali del cittadino.

Oggi cosa rimane di quel pensiero? Poco, o forse proprio nulla.

Se, da un lato, è innegabile che i diritti civili rappresentino una conquista imprescindibile per l’essere umano, è altresì vero, dall’altro, che essi, se non sviluppati dialetticamente in concomitanza con quelli sociali, non trovano la loro completa realizzazione. Difatti, con la sola (purché legittima e necessaria) difesa dei primi, si è fatto un salto indietro nel tempo.

Sembra di esser tornati ai primi sviluppi del pensiero liberale, quando Kant apportò, in ambito gnoseologico, una rivoluzione così grande da esser paragonata a quella copernicana in ambito scientifico.

Ma cosa c’è di male in questo? Nulla.

Magari un nuovo Kant tornasse ad illuminare questi periodi così bui, dove la ragione fa capo al solo ed unico modello di pensiero globalista e sviluppare una riflessione adeguata sembra quasi impossibile.

Un simile ritorno, però, non sarebbe comunque sufficiente.

Non lo sarebbe perché, se si guardasse al solo interesse delle libertà civili, l’essenza umana assumerebbe forma solamente in virtù del proprio carattere individualistico. E invece questo carattere individualistico dovrebbe correre di pari passo a uno sviluppo sociale, nel quale tutti possano realizzarsi.

I diritti civili acquisiscono la loro forma completa soltanto se sviluppati, dialetticamente, in parallelo a quelli sociali.

Purtroppo le libertà fondamentali non sembrano trovare adeguata espressione.
La dignità del lavoratore ha progressivamente ceduto a logiche di mero profitto, in una prospettiva avvilita sull’interesse patrimoniale, con mortificazione delle sollecitazione di filosofi e giuristi  degli ultimi due secoli. La politiche economiche non sempre portano in sé il rispetto dei diritti sociali, favorendo l’irrefrenabile desiderio di massimizzazione delle utilità.

Non si può più continuare su questo binario.

È necessario risvegliare le coscienze, restaurando il giusto sviluppo dialettico tra diritto civile e diritto sociale, due facce della stessa medaglia.

L’individualismo va onorato nel vivere comune. I singoli hanno diritto a tornare a essere artefici del proprio destino.

Serve valorizzare il pensiero classico e moderno, con attenzione per il rinnovato tessuto sociale e per i mutati  rapporti di forza.

Di GYNEVRA POLLI  e DANIELE VITALETTI



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