Meritocrazia Italia al Ministro Nordio: nella revisione del sistema carcerario, si coinvolgano nel confronto tutte le Regioni interessate
Lo scorso 15 gennaio è stato pubblicato il verbale della seduta del 18 dicembre 2025 della conferenza Stato-Regioni, documento che cristallizza la netta divergenza di vedute tra il Ministero della Giustizia e la Regione Sardegna, in merito alla gestione dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis.
Nel corso del vertice, il rappresentante del Governo ha illustrato una profonda riforma del sistema penitenziario di massima sicurezza. La stessa, è stata motivata con la necessità di adeguarsi a nuovi imperativi di ordine pubblico e ai dettami costituzionali.
Nell’ottica di un globale superamento dell’attuale frammentazione odierna, gli oltre 750 reclusi in regime speciale sono distribuiti in 12 carceri, spesso convivendo con altri circuiti detentivi. L’obiettivo del dicastero è invece quello di accorpare l’intera popolazione carceraria del 41-bis in appena sette poli d’eccellenza, totalmente isolati e posti sotto la sorveglianza esclusiva del Gom (Gruppo Operativo Mobile).
La nuova geografia penitenziaria avrebbe attribuito proprio alla Sardegna una rilevanza strategica, confermando le strutture di Sassari, Nuoro e Cagliari-Uta come sedi stanziali del regime speciale.
L’accelerazione di tale riassetto è stata agevolata dalla sentenza n. 30/2025 della Corte Costituzionale, che ha reso vincolante il requisito delle 4 ore d’aria giornaliere, uno standard difficile da garantire negli istituti più datati o a gestione mista. Sebbene il numero totale di detenuti a livello nazionale debba rimanere invariato, il verbale riporta l’ipotesi ministeriale di un possibile aumento dei flussi verso i 192 posti disponibili nell’Isola (stimato intorno al 20%), proprio per assicurare il confinamento dei boss in strutture esclusivamente dedicate e altamente specializzate.
In ogni caso, in merito alla decisione presa, i dati alla mano confermano che la Sardegna è la Regione più sacrificata. In confronto al Piemonte, dove c’erano due istituti (Cuneo e Novara) promiscui, ne resterà solo uno esclusivamente dedicato, ad Alessandria. Mentre nel Lazio, il cui provveditorato comprende anche l’Abruzzo, si passa da 3 a 1 (L’Aquila). In Umbria dove erano due, non ne sarà neanche uno. In Emilia Romagna resta Parma, in Lombardia ne resta uno, a Vigevano; ed in Sardegna ne restano tre.
Non sono mancate critiche da parte della Regione Sardegna che teme la Regione possa ridursi a vera e propria colonia penale, invocando il Governo ad agire in modo leale, corretto e consapevole.
Meritocrazia Italia si è più volte occupata del problema del sovraffollamento carcerario e in generale del ridimensionamento delle strutture, e ha più volte tentato di sensibilizzare il Governo ad intervenire sul punto, onde evitare che l’emergenza possa degenerare. Certamente la criticità che riguarda la Regione Sardegna – che comunque vedrebbero attuato un progetto di riassetto carcerario, compiuto secondo i dettami posti dalla stessa sentenza menzionata – comporta una riflessione sulla necessità di coinvolgere tutti i soggetti interessati al fine di giungere a una decisione comune adottando scelte condivise, strada che sicuramente appare la via più adeguata ed opportuna.
È necessario, sulla bilancia degli equilibri in gioco, non sottovalutare, ma prendere in considerazione il punto di vista di tutti i soggetti coinvolti del territorio regionale. Valutandone ogni considerazione opportuna e preventiva rispetto alla sicurezza del territorio, e di ogni conseguenza rilevante per ogni altro conseguente fattore.
A prescindere dalla destinazione delle strutture carcerarie, siano esse destinate al regime 41 bis o meno, Meritocrazia Italia propone di:
– di superare la logica dell’intervento edilizio emergenziale attraverso il riutilizzo di immobili pubblici dismessi, da riconvertire in istituti penitenziari moderni, sostenibili e integrati nel tessuto sociale;
– non trascurare il sostegno psicologico sia per i detenuti che per il personale penitenziario, spesso esposto a situazioni di forte stress il tutto teso a prevenire il disagio mentale;
– adottare un nuovo regolamento penitenziario in linea con i mutamenti del contesto sociale, accompagnato dalla creazione di osservatori civici permanenti, capaci di monitorare i dati reali su sovraffollamento, sui suicidi, sull’accesso alle misure alternative e sulle condizioni materiali delle strutture;
– investire sul personale penitenziario ed educativo, con percorsi formativi specifici per agenti, insegnanti, psicologi ed educatori, così da costruire un sistema in grado di coniugare sicurezza, dignità e reinserimento.
Stop war.
