Meritocrazia Italia sulla nuova norma su conferma dei docenti di sostegno: no a disabili di serie A e di serie B. La continuità didattica non sia una lotteria

Meritocrazia Italia sulla nuova norma su conferma dei docenti di sostegno: no a disabili di serie A e di serie B. La continuità didattica non sia una lotteria

La nota ministeriale n. 7766 del 26 marzo 2026 ha introdotto una procedura per la conferma dei docenti di sostegno già in servizio nell’anno precedente.

L’obiettivo dichiarato è tutelare la continuità educativa e relazionale degli alunni con disabilità, un principio che non si può non condividere.
Cambiare il docente di sostegno non è mai una questione banale. Dietro ogni cambio c’è un percorso interrotto, una fiducia da ricostruire, un equilibrio che spesso ha richiesto mesi — talvolta anni — per consolidarsi. Riconoscere il valore di quella relazione educativa non è un dettaglio tecnico: è il presupposto di qualsiasi politica scolastica che voglia dirsi davvero inclusiva.

La procedura prevede che la conferma avvenga su richiesta della famiglia entro il 31 maggio, previo parere positivo del dirigente scolastico — anche sentito il GLO — e con il consenso del docente, entrambi da esprimere entro il 15 giugno. Un meccanismo equilibrato, almeno sulla carta.
Il problema emerge leggendo con attenzione il testo della norma. La nota è esplicita al punto A.1: la procedura di conferma opera esclusivamente nell’ambito dell’attribuzione dei contratti a tempo determinato. Il punto A.3 va oltre e chiude ogni margine di ambiguità, stabilendo che l’istituto della conferma non si applica alle fasi di mobilità annuale del personale di ruolo. L’assegnazione provvisoria è, per definizione, una di quelle fasi. Non si tratta quindi di un’interpretazione restrittiva: è la norma stessa a escludere questa categoria, semplicemente non contemplandola tra quelle ammesse.

Viene da chiedersi cosa resti, in concreto, del principio che la norma dichiara di voler tutelare. Un supplente annuale può essere confermato. Un docente di ruolo, specializzato, che segue lo stesso bambino da mesi, no. Non per una questione legata al suo lavoro, alla sua competenza o al suo rapporto con l’alunno, semplicemente perché il suo contratto ha una forma diversa.

Non è una questione interpretativa. È una scelta normativa, e come tale va valutata.

La continuità didattica sul sostegno non è un beneficio accessorio: riguarda bambini e ragazzi spesso in situazioni di grande fragilità, per i quali un cambio di insegnante può significare mesi di regressione. Trattarla come una variabile dipendente dalla tipologia contrattuale del docente è una contraddizione che il Ministero dovrebbe avere interesse a risolvere, prima ancora che qualcuno sia costretto a farglielo notare.

Per questo Meritocrazia Italia chiede che la disciplina venga estesa anche ai docenti di ruolo in assegnazione provvisoria. Non è una richiesta di privilegio: è chiedere che la norma sia coerente con ciò che dice di voler fare.
La scuola inclusiva si misura su questo.

Stop war.