Meritocrazia Italia sulla vendita di farmaci equivalenti: si bilanci tra tutela del paziente e tenuta del SSN
La medicina sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Nuove terapie e farmaci sempre più personalizzati stanno aprendo prospettive fino a pochi anni fa impensabili per molti pazienti affetti da patologie complesse.
Ma come garantire che le nuove opportunità di cura siano realmente accessibili a tutti i cittadini, senza compromettere la sostenibilità e la stabilità del SSN?
Sebbene i farmaci innovativi siano inizialmente protetti da brevetto e non possano essere sostituiti da equivalenti, una gestione appropriata delle risorse rappresenta una condizione essenziale per consentire al SSN di sostenere nel tempo l’accesso alle nuove terapie. Secondo il Rapporto OCSE sul profilo sanitario dell’Italia 2025, nel nostro Paese i farmaci equivalenti rappresentano circa il 28% del mercato farmaceutico in volume, contro una media dei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) pari a circa il 56%.
Questo dato merita attenzione, ma va correttamente interpretato.
I farmaci equivalenti non sono medicinali di qualità inferiore. Contengono lo stesso principio attivo dei farmaci originatori e devono rispettare gli stessi rigorosi standard di qualità, sicurezza ed efficacia previsti dalle autorità regolatorie. La loro autorizzazione si basa anche sulla dimostrazione della bioequivalenza, ossia sulla prova scientifica che il principio attivo viene assorbito e reso disponibile nell’organismo con modalità sovrapponibili a quelle del medicinale di riferimento, garantendo la stessa efficacia terapeutica e lo stesso profilo di sicurezza. È proprio questo fondamento scientifico che consente di considerare il farmaco equivalente una scelta terapeutica appropriata in tutti i casi in cui il medico la ritenga indicata.
Possono essere commercializzati solo dopo la scadenza del brevetto del medicinale originatore, periodo durante il quale l’azienda che lo ha sviluppato mantiene l’esclusiva per recuperare gli investimenti sostenuti nella ricerca e nella sperimentazione.
L’equivalente, quindi, non sostituisce l’innovazione, ma ne rappresenta la naturale evoluzione al termine della tutela brevettuale.
Il tema, dunque, non è “spendere meno”, ma spendere meglio.
La spesa farmaceutica comprende sia i medicinali distribuiti attraverso le farmacie convenzionate sia quelli acquistati direttamente dalle strutture sanitarie, dove si concentra gran parte delle terapie più innovative e ad alto valore clinico. È proprio questa evoluzione a rendere necessario un nuovo equilibrio tra sostenibilità economica e progresso scientifico. La fiducia dei cittadini si costruisce attraverso controlli rigorosi, trasparenza e una corretta informazione sul percorso autorizzativo che ogni medicinale deve superare prima di essere immesso in commercio. Rafforzare la conoscenza significa contrastare diffidenze immotivate e consolidare la fiducia nella qualità della produzione e nei controlli lungo l’intera filiera del farmaco. In questo quadro assume particolare rilevanza anche il tema delle differenze territoriali.
Il Rapporto OsMed (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali) dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che analizza ogni anno consumi, spesa e modalità di utilizzo dei medicinali in Italia, evidenzia una significativa variabilità regionale nell’impiego dei farmaci equivalenti. Le differenze possono dipendere da molteplici fattori, tra cui modalità prescrittive, informazione dei cittadini, organizzazione dei servizi sanitari regionali e diffusione della cultura del farmaco equivalente. L’obiettivo non è individuare responsabilità, ma costruire strumenti capaci di garantire maggiore uniformità nell’accesso a scelte terapeutiche appropriate.
Una sanità moderna deve saper coniugare tre obiettivi fondamentali:
– garantire cure efficaci e sicure;
– favorire l’accesso alle nuove terapie;
– utilizzare in modo responsabile le risorse pubbliche.
Resta fondamentale che la scelta terapeutica continui a essere affidata al medico, che può ritenere opportuno mantenere uno specifico medicinale in particolari situazioni cliniche, sempre sulla base delle evidenze scientifiche e delle caratteristiche del paziente. Promuovere una maggiore consapevolezza sul valore dei farmaci equivalenti significa rafforzare il SSN, non ridurre la qualità delle cure.
Per questo Meritocrazia Italia propone:
– un programma nazionale di informazione sul valore dei farmaci equivalenti, rivolto ai cittadini per favorire scelte consapevoli e basate sulle evidenze scientifiche;
– il rafforzamento della formazione sull’appropriatezza prescrittiva, coinvolgendo i professionisti sanitari e valorizzando le esperienze regionali più virtuose;
– un sistema nazionale di monitoraggio dei consumi farmaceutici, capace di analizzare differenze territoriali, modalità di utilizzo e risultati assistenziali, così da orientare le politiche sanitarie sulla base dei dati;
– la definizione di obiettivi condivisi tra Stato e Regioni per migliorare l’appropriatezza nell’uso dei medicinali e ridurre le disomogeneità territoriali;
– il reinvestimento dei margini di efficienza nella ricerca, nello sviluppo di nuove terapie e nel potenziamento dei servizi sanitari;
– il rafforzamento della trasparenza sui processi di autorizzazione, produzione e controllo dei medicinali, così da consolidare la fiducia dei cittadini nella qualità delle cure garantite dal Servizio sanitario nazionale;
– strumenti informativi che aiutino i cittadini a comprendere quando il ricorso al farmaco equivalente rappresenta una scelta appropriata e quando, invece, la valutazione clinica richiede soluzioni differenti.
La sanità del futuro non si costruirà scegliendo tra sostenibilità e innovazione, ma rendendole complementari. Utilizzare meglio le risorse significa trasformare il progresso della ricerca in un diritto concreto e garantire che ogni cittadino possa accedere alle cure più appropriate, oggi e domani.
Stop war.
