NEET IN SARDEGNA

NEET IN SARDEGNA

Il drammatico stato dell’arte

Il fenomeno dei NEET, studiato per la prima volta in Gran Bretagna a cavallo degli anni ‘90, rappresenta un fenomeno complesso che si integra con numerose problematiche legate alla vita delle giovani generazioni. Esso va, per questo, letto e analizzato alla luce di un’analisi complessiva della condizione giovanile

In Italia, circa un milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione, rinunciando così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro.
L’esercito degli 80.000 giovani sardi con un’età che va dai 15 ai 29 anni che non studia non lavora e non svolge attività formativa, oltre a compromettere la qualità della vita dei singoli, procura anche un danno all’economia della Sardegna quantificabile in 1,7 miliardi di euro pari al 5,6% del Pil
Il dato rappresenta una stima frutto di un’elaborazione del Sardinian Socio Economic Osservatory, su ipotesi formulate dalla commissione europea e indica quanto il fenomeno dell’esclusione dei giovani dal mercato del lavoro, ma anche da percorsi di formazione e istruzione, stia intervenendo in maniera drammatica sulla crisi economica del nostro sistema produttivo.
Basterà ricordare che il comparto turistico (complessivamente inteso) incide per circa il 6% del Pil della Sardegna per capire la gravità e l’importanza del fenomeno. Se in Sardegna da un giorno all’altro sparisse interamente un comparto economico importante come il turismo cosa succederebbe?
Ecco in Sardegna si devono fare i conti con 80.000 giovani che non possono o non sono messi nella situazione di dare un contributo al miglioramento delle condizioni della propria comunità, con forti rischi di esclusione sociale e ulteriori costi per la collettività.

Mentre in Europa il danno all’economia si attesta sull’1,2% del Pil, in Sardegna il dato risulta al di sopra di questo valore di ben 4,4 punti percentuali facendo registrare il valore più alto tra tutti i paesi europei

Un’inchiesta sulla grave condizione giovanile in Sardegna e più in particolare sui giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione è quanto disposto, recentemente, dal relativo Consiglio Regionale con richiesta fatta trasversalmente tra maggioranza e opposizione.

Un annoso dibattito che trova puntualmente riscontro nei dati relativi alla disoccupazione giovanile (in Sardegna è intorno al 50%, contro il 28,9% dell’Italia) e ai livelli di istruzione (sull’Isola la dispersione scolastica si attesta intorno al 23%, mentre nel resto del Paese è al 14,5%). Senza dimenticare che in Sardegna il 22% dei minori vive in condizioni di povertà relativa e nel territorio regionale sono presenti le due province più anziane d’Italia in riferimento alla popolazione 0-17 anni (Oristano e Sud Sardegna), anche in virtù del fatto che nell’Isola si registra un incremento di nascite inferiore rispetto alla media italiana.
Un limbo in cui già oggi, in Sardegna, è intrappolato il 28,4% delle giovani, contro il 27,1% dei coetanei maschi. Più di una ragazza su quattro non studia, non lavora e non segue nessun percorso formativo.
Percentuali, per quanto riguarda le ragazze, lontane dai picchi che si avvicinano al 40% in Sicilia e in Calabria, ma distanti altresì da quelle nei territori più virtuosi, come il Trentino Alto Adige. Inoltre quasi un giovane su cinque (il 17,8%) abbandona la scuola prima del tempo, ben al di sopra della media nazionale che segna un tasso di dispersione scolastica del 13,5%.
Il dato risulta essere il più alto tra tutti gli stati europei (Turchia compresa).

Una situazione drammatica che la Sardegna si trascina dietro da troppo tempo e che è stata aggravata dalla crisi sanitaria in atto dovuta al Covid.

È stato il fatto di trovarsi in un periodo emergenziale a scoraggiare i sardi disoccupati a cercare lavoro?

L’ultimo report trimestrale dell’Aspal, aggiornato a dicembre 2020, racconta purtroppo che la percentuale di “inattivi” è aumentata. Dati alla mano, sono cresciuti del 6% (era il 15% nel secondo trimestre), mentre la forza lavoro perde il 6% (contro il 10% del trimestre precedente). E poi calano gli occupati del 7% (era il 6% nel secondo trimestre) e crescono del 2% i disoccupati, mentre nel trimestre precedente vi era stata una riduzione che aveva toccato addirittura il valore del -35%.

Se da una parte, quindi, si vede un leggero miglioramento rispetto alla fase del lockdown totale, dall’altra è innegabile che i dati raccontino una certa perdita di speranza tra le persone in cerca di occupazione. In sostanza, il mercato del lavoro ha avuto un arretramento drammatico nel secondo trimestre mentre nel terzo trimestre si è assistito ad una inversione di tendenza.

Per intervenire sul fenomeno Neet e sulla sua preoccupante evoluzione, sono stati attivati degli appositi programmi europei con risorse stanziate principalmente dall’Europa, volte ad intervenire con una serie di azioni mirate sul fenomeno.
Promosso con la raccomandazione del 22 aprile 2013, come risposta alla crisi dell’occupazione giovanile, é stato recepito per la prima volta in Italia con il decreto legge numero 76 / 2013 convertito con modificazioni di legge numero 99 /2013.
In particolare il programma sardo di intervento prevede uno stanziamento di 54 milioni di euro per la formazione all’accompagnamento al lavoro ai tirocini ed al bonus assunzionale. In corso di realizzazione dal 2014, andrà valutato non per i risultati contingenti che saprà ottenere ma per quelli strutturali unici in grado di intervenire con un trend di crescita drammatico del fenomeno.
L’insieme di misure, che, a partire dal 2014, ha consentito di dare una risposta concreta al fenomeno della disoccupazione giovanile, alla dispersione scolastica e all’esclusione sociale dei giovani Neet, viene oggi riproposto con alcune significative novità.
Il “programma garanzia giovani“ (Youth Employement iniziative – Yei) offre infatti anche in Sardegna soluzioni concrete per favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, promuovendo e realizzando un insieme integrato di misure di politica attiva.
Ammonta a 44 milioni di euro il plafond di risorse assegnato alla Sardegna dall’Agenzia Nazionale per le Politiche attive del lavoro per la seconda fase di garanzia giovani.
Due sono gli assi tra i quali sono ripartite le risorse per altrettanti differenti target di destinatari: il primo, per 19.000.241 mila euro, interamente destinato ai Neet, ovvero chi tra i 15 e i 29 anni non studia non lavora; il secondo nuovo asse, che riserva 24.767.000 € a Giovani fino a 35 anni con l’estensione di garanzia giovani anche non Neet impegnati ancora negli studi.
A ciò si aggiunge primo percorso di alta formazione gratuito su innovazione sociale e sviluppo locale, organizzato a Cagliari, per studenti universitari o/e inoccupati residenti in Sardegna, per mettere insieme una pluralità di realtà e di professionisti appartenenti a diversi ambiti e a diverse realtà lavorative pubbliche e private, che costruiscono un’offerta formativa e uno strumento di politica attiva ibrido e dall’alto potenziale al fine di favorire idee imprenditoriali o progetti multi-attore capaci di generare impatto sociale.

Misure che certamente non annullano il fenomeno, ma intervengono con urgenza per arginarlo e ridurre drasticamente la percentuale di NEET.

Per ottenere un cambiamento radicale, sarebbe necessario fornire ai giovani gli strumenti e le competenze adatti a raggiungerlo. I giovani dovrebbero essere considerati punti essenziali di ogni riforma, sia economica che politica, e non fanalini di coda.
Il rimedio, allora, è fornire al legislatore e ai governanti della Regione e di tutte le istituzioni sarde, oltre a un preciso quadro dell’emergenza, le linee di fondo di una nuova strategia per promuovere la crescita civile, culturale, economica e morale delle ragazze e dei ragazzi, così da consegnare un futuro alla Sardegna.
Bisogna saper accompagnare i giovani al lavoro negli scenari contemporanei, guidarli per la comprensione dei cambiamenti sistemici, verso un sapere specialistico, aiutarli a riorganizzarsi dal punto di vista delle metodologie e delle competenze anche attraverso la capacità di lettura ed analisi dei bisogni del territorio.
Occorrono risposte imprenditoriali innovative negli ambiti dei servizi socio-assistenziali e dei servizi alla persona, della green e blue economy, della valorizzazione e promozione del patrimonio culturale e dell’imprenditoria creativa.
Non è in gioco il solo futuro dei nostri giovani, ma  il futuro collettivo di tutta la Sardegna e dell’Europa.



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