NON C’E’ LEGALITA’ SENZA CULTURA

NON C’E’ LEGALITA’ SENZA CULTURA

Il patrimonio culturale di ogni territorio, nel favorire partecipazione e senso di appartenenza al proprio territorio, può rappresentare un utile antidoto contro ogni forma di illegalità.
In un’epoca in cui è sempre più impellente l’esigenza di promuovere una «cultura della legalità», sarebbe importante riuscire a promuovere una «cultura per la legalità».

Se è fondamentale, infatti, sollecitare la pratica della legalità nei diversi contesti urbani e all’interno delle comunità scolastiche, è altrettanto vero che gli scenari dei beni culturali come biblioteche, archivi, musei, presenti nelle città e nei paesi dell’intera Regione, a cui aggiungere aree archeologiche monumenti in contesti sia urbani sia rurali, costituiscono un patrimonio ricchissimo, da salvaguardare e da valorizzare oltre che per la protezione dei diritti e dei doveri di cittadinanza, anche per costituire effettivamente la premessa per prevenire/contrastare fenomeni criminosi.

Nella lotta a ogni tipo di criminalità oggi si punta precipuamente alla repressione, ma si sono sempre rivelati molto più determinanti iniziative di sviluppo culturale.
Certo è difficile misurare la relazione tra legalità e senso di appartenenza alla comunità, ma è evidente che, laddove le persone ‘odiano la propria terra e non la sentono come loro’, si insediano più facilmente le forme di illegalità. Non a caso i luoghi dove è più forte la presenza della criminalità organizzata sono quelli in cui sono più radicati l’individualismo e il disprezzo per il bene comune.
Il patrimonio culturale, inteso come insieme di beni, tradizioni, memoria, agisce come un collante formidabile per le comunità, coniugando l’attenzione alla diffusione della legalità con le esigenze di sviluppo locale i cui punti deboli hanno pesantemente contribuito ad alimentare comportamenti devianti, criminalità ed una generale assuefazione alla cultura dell’illegalità.
Bisognerebbe allora lavorare su due piani, entrambi importanti e fortemente integrati fra loro, fatti di coerenti messaggi educativi tra chi produce formazione, cultura e chi produce legalità.

La Regione Sardegna ha in atto la realizzazione del «Catalogo Generale del Patrimonio Culturale della Sardegna», per raccogliere e documentare, «il complesso della produzione artistico culturale della Regione» mediante la costituzione di una banca dati informatizzata che consta attualmente di circa 14.000 schede di beni archeologici, architettonici, storicoartistici, archeologico-industriali, di interesse demo antropologico, con il relativo corredo fotografico e cartografico: un patrimonio di conoscenze, dunque, suscettibile di continuo incremento.

E poiché è dei giovani la voglia di cambiare il mondo, di combattere le ingiustizie, di reagire alle prepotenze ed ai soprusi, di contrastare le illegalità, l’Università sarda, con programmi alternativi e costruttivi, ben potrebbe dare spazio a iniziative, incontri, confronti, anche con la realizzazione di progetti culturali ben integrati, che possano al contempo valorizzare il patrimonio artistico del territorio e generare atteggiamenti virtuosi e di mutua collaborazione tra gli studenti facendo sentire i ragazzi soggetti attivi e non oggetti del territorio stesso. Ciò anche in considerazione del fatto che la Sardegna, in tema di educazione alla legalità è tendenzialmente in ritardo rispetto alle altre regioni d’Italia.

I fondi del PNRR sono un’occasione unica anche da questo punto di vista.
Insieme alle scuole, in collaborazione con Regione ed Enti locali, gli Atenei sardi potrebbero diventare il luogo istituzionale in cui condividere e promuovere progettualità di medio-lungo termine con la partecipazione attiva degli studenti, per potenziare la conoscenza e la valorizzazione del territorio stesso, anche attraverso la creazione di strutture socializzanti di sostegno allo sviluppo economico.
Attraverso l’emanazione di bandi o di contributi ad hoc per la realizzazione di progetti artistico/culturali, prevedendo se necessario, anche la partecipazione di associazioni ed altri soggetti della comunità locale, si potrebbero realizzare dei percorsi formativi con operatori pubblici e privati, al fine di costruire una rete volta, da un lato, alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico/culturale e, dall’altro, alla sua tutela tramite il contrasto a qualsiasi forma di illegalità nel territorio, essendo ormai risaputo che l’ostacolo principale all’affermarsi di processi di illegalità diffusa è proprio la cultura dell’identità collettiva e della tutela del bene comune.
Si potrebbero istituire seminari specifici sul contrasto all’illegalità, che prevedano processi di educazione al pensiero critico, alla partecipazione, alla protezione del patrimonio artistico, e dunque del territorio, quale collante per l’esplicazione dei diritti e dei doveri di cittadinanza, sostenuti da attività di ricerca, con premi che valorizzino il Merito.
Un lavoro sinergico per far passare il messaggio che la Cultura, insieme alla conoscenza, apre la mente alla riflessione e al coraggio, al rispetto degli altri e alla tolleranza; rende migliori, rende più liberi.

La Sardegna possiede un immenso patrimonio culturale materiale e immateriale, risorsa indispensabile per la valorizzazione e la promozione dell’immagine dell’Isola anche nello scenario internazionale, con grandi eventi identitari, religiosi e laici, che, essendo già importanti occasioni di offerta del territorio, possono diventare uno straordinario volano economico anche per i giovani.

Poiché si è consapevoli, oramai, che le misure in ambito penale e amministrativo da sole non sono sufficienti ad ostacolare fenomeni come quelli della criminalità organizzata, perseguire la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale, come quello della Sardegna, con il coinvolgimento dei ragazzi quali soggetti attivi e non oggetti emarginati del loro territorio, che spesso li confina nell’isolamento e in una prevenuta ostilità generazionale, contribuirebbe a formare quella rinnovata coscienza civile che oramai la lotta a tutti i settori della criminalità richiedono.

Promuovere la cultura della legalità, insegnare il senso civico, affermare valori antitetici a quelli dell’illegalità è essenziale. Completa l’opera puntare sull’affermazione dell’identità collettiva e del senso di appartenenza alla propria terra, partendo dal patrimonio culturale, coltivando il passato come modo per affrontare il presente.

Non può esserci legalità senza cultura. La cultura infatti è sinonimo di giustizia, moto di riscatto etico e civile.



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