OLTRE I LIMITI DELL’INCAPACITÀ GENITORIALE

OLTRE I LIMITI DELL’INCAPACITÀ GENITORIALE

Un mestiere difficile

Per capacità genitoriale si intende quell’insieme di abilità e attitudini che consentono di offrire cure adeguate ai bisogni del bambino, di riconoscere i suoi bisogni affettivi, di offrire contenimento e regolazione dei suoi stati d’animo, ma anche di dare limiti e regole. A questo fa riferimento anche l’art. 30 cost.
Laddove le figure di riferimento non siano in grado di far fronte alle proprie responsabilità, il compito genitoriale deve essere assunto dallo Stato, che lo svolge attraverso una serie di strutture e figure professionali dedicate.

La capacità genitoriale non deve essere confusa con la personalità dei genitori, sì che non si può stabilire l’idoneità genitoriale attraverso una diagnosi clinica, non esiste alcuna preparazione specifica, come non esiste un modo che si può considerare giusto a priori per essere genitori capaci.
Secondo la concezione più comune, la genitorialità necessita di una sorta di apprendistato continuo, formazione costante. Un approccio più moderno guarda alla genitorialità come parte fondante della personalità che si forma fin dall’infanzia, quando il bambino interiorizza aspettative, comportamenti, desideri (il c.d. genitore interno).

Si sente spesso dire che la società è cambiata, che le famiglie non hanno un supporto adeguato, che manca una politica di sostegno alla genitorialità.
Ma studi di settore rivela che il problema di fondo è solo di tipo educativo.
Da sempre il mestiere di genitore è il più complesso, ma anche il più affascinante. È una sfida quotidiana tra i figli che trasgrediscono e i genitori che devono contenere e indicare la rotta. È una battaglia senza contrapposizione, che costa sacrificio e impegno. È quando i genitori non hanno la forza di intraprenderla che diventa difficile crescere figli maturi, responsabili, in grado di acquisire consapevolezza e autonomia.

Il modo di essere genitori è cambiato nel tempo.
Si è passati da uno stile educativo autoritario a una maggiore indulgenza, con il genitore che assume un’immagine amicale e un ruolo paritario. Il rischio è che i figli non percepiscano la solidità della guida e paradossalmente finiscano per sentirsi soli nella gestione delle difficoltà.
In più, le statistiche riferiscono che i genitori, oggi più che in passato travolti dalla frenesia degli impegni, dedicano un tempo non sempre sufficiente ai figli, anche se sarebbe più corretto indagare la qualità temporale anziché la quantità. Non è raro che le barriere si presentino anche quando vi è una presenza costante.

La questione è delicata, perché le facili distorsioni del percorso di crescita si traducono in agitazione irrefrenabile, nervosismi incontenibili, sonni sempre più difficili, disappetenze e isteriche bulimie, disadattamento sociale, insomma nella lunga serie di patologie che oggi sempre più si riscontrano nella generazione adolescenziale.

Per evitare l’insorgere di conflittualità molto frequenti soprattutto in situazioni di crisi familiare (separazioni e divorzi), e assicurare in ogni situazione una adeguata capacità genitoriale, sarebbe opportuno incentivare:
– percorsi statali specializzati di educazione alla genitorialità, per preparare i giovani alla vita familiare;
– percorsi di sostegno alla genitorialità, per permettere alla coppia o al genitore unico di costruire un buon rapporto con i figli dal punto di vista emotivo, affettivo, relazionale e comunicativo;
– studi di monitoraggio dei fenomeni sociali che determinano una distorsione della capacità genitoriale per intervenire efficacemente sulle cause.



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