PER UNA MIGLIORE CAPACITÀ DI INSEGNARE

PER UNA MIGLIORE CAPACITÀ DI INSEGNARE

Alla riscoperta del valore ‘educativo’

«[L]a ricerca della cultura, cioè di un perfezionamento intellettuale e spirituale, non è un cammino faticoso verso un qualche fine limitato, ma un fortificante e benefico allargamento della nostra coscienza, un arricchirsi delle nostre potenzialità di vita e di gioia. Per questo la vera cultura è insieme stimolo e appagamento, tocca sempre il traguardo ma non si ferma in nessun luogo, è un viaggio nell’infinito […] il suo scopo non è lo sviluppo di singole facoltà o rendimenti, ma essa ci aiuta a dare un senso alla nostra vita, a interpretare il passato, ad aprirci al futuro con coraggiosa prontezza» (H. Hesse).

In quanto comunità educante, la Scuola genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, ed è in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società parte di una comunità vera e viva.

Ma cosa vuol dire davvero educare?

Tra i significati del termine, spicca quello di ‘condurre a un conveniente livello di maturità sul piano intellettuale e morale’.
Dovrebbe essere questo l’obiettivo del sistema scolastico, e non quello di fornire semplicemente manodopera al mondo del lavoro. Invece da decenni si assiste a riforme che hanno solo cercato di rincorrere le necessità del sistema produttivo, fallendo nella formazione sia di lavoratori utili sia di cittadini culturalmente e intellettivamente maturi. La Scuola ha smesso di educare da tempo e mostra limiti anche nella formazione e nella selezione degli stessi insegnanti, puntando più su aspetti quantitativi che qualitativi.

Sarebbe invece auspicabile un ritorno alla trasmissione della cultura come infallibile metodo per la costruzione di una architettura morale e intellettuale, capace di costruire e plasmare il mondo del lavoro e non adeguato a rincorrerne le necessità.

La Scuola dovrebbe tornare a far emergere in ogni allievo talenti, potenzialità, qualità.
Dovrebbe saper ascoltare, e formare persone che sappiano affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri, persone resilienti, capaci di adattarsi e reinventarsi in ogni momento della propria esistenza.
Il compito fondamentale dovrebbe essere dunque quello di fornire gli strumenti necessari per crescere culturalmente, psicologicamente e socialmente, e acquisire responsabilità e autonomia e per formare alla cittadinanza e alla vita democratica.

Ciascun essere umano è unico e irripetibile e altrettanto uniche e irripetibili sono le sue potenzialità.
E allora come si può educare un gruppo di persone tutte diverse le une dalle altre?
Certamente punto di inizio è assicurare il rispetto dei bisogni antropologici che contraddistinguono ogni età e che sono comuni a tutti e, di conseguenza, considerare le materie come un mezzo educativo e non come uno scopo.
Di conseguenza anche la valutazione perderebbe il ruolo di giudizio sulla persona per assumere tutt’altro significato.
Altro punto importante da considerare è la cura della relazione tra insegnante e allievo, che non può prescindere dal rispetto reciproco, dalla autorevolezza e dal riconoscimento dell’importanza del docente da parte della famiglia e della società e dalla consapevolezza da parte dell’insegnate del ruolo svolto e della necessità di svolgerlo con amore, nell’interesse dell’umanità.

È importante quindi che gli insegnanti sappiano osservare ogni bambino, e comprenderlo. Per educarlo poi nel modo giusto l’aspetto creativo dell’insegnamento deve essere valorizzato, in modo che ciascun insegnante possa esprimersi per ciò che è, che ama e che sa, nella sua unicità. Occorre altresì un’apertura verso il miglior dialogo con i genitori, che condividono con gli insegnanti l’impegno educativo, in modo da poter avere colloqui capaci di individuare sinergicamente un piano educativo efficace per ciascun allievo. Colloqui in cui l’aspetto valutativo è assolutamente marginale rispetto alle considerazioni del processo di crescita e maturazione in atto.

Per rinascere in questo senso, la Scuola dovrebbe riappropriarsi della propria libertà responsabile nello sviluppare l’aspetto culturale.

L’istruzione permette di avere gli strumenti per progredire socialmente, lavorare, raggiungere i propri traguardi, migliorare se stessi, aprire la mente, esporre le proprie idee e la propria conoscenza, alimentando prosperità e garantendo la libertà di fare le scelte desiderate per un futuro migliore.

È importante pertanto che l’istituzione scolastica si rinnovi muovendosi su più fronti.
In particolare, sarebbe opportuno:
– dedicare maggior cura alla formazione della classe come gruppo, alla promozione dei legami cooperativi fra i suoi componenti, alla gestione degli inevitabili conflitti indotti dalla socializzazione, anche attraverso la figura dello psicologo scolastico;
– costruire l’ambiente-Scuola come luogo accogliente, coinvolgendo in questo compito gli studenti stessi (sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso);
– favorire importanti legami di gruppo, che non contraddicono la scelta di porre la persona al centro dell’azione educativa, ma sono al contrario condizione indispensabile per lo sviluppo della personalità di ognuno;
– elaborare gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e ad operare;
– perseguire una doppia linea formativa, verticale e orizzontale: la linea verticale, diacronica, rappresenta e monitora il processo formativo individuale che può continuare lungo l’intero arco della vita; quella orizzontale, sincronica, coltiva un’attenta collaborazione fra la Scuola, la famiglia e gli attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative e formative;
– insegnare le regole del vivere e del convivere, compito oggi ancora più ineludibile rispetto al passato, perché sono molti i casi nei quali le famiglie incontrano difficoltà più o meno grandi nello svolgere il loro ruolo educativo;
– proporre un’educazione che spinga i giovani a fare scelte autonome e feconde, quale risultato di un confronto continuo della loro progettualità con i valori che orientano la società in cui vivono;
– perseguire costantemente l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori, relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative.

La comunità educativa deve costituire un luogo sicuro e rassicurante nel quale crescere sereni. Il cambiamento è sempre un processo generativo, produce qualcosa di nuovo, di creativo rispetto alle conoscenze, ai modelli, alle procedure precedenti, ma va inserito in un quadro cognitivo, affettivo, relazionale equilibrato. Aiutare gli alunni a cambiare, a crescere nell’io e nel noi, si può fare tenendo, però, la vela sempre tesa e stabile tra le onde del movimento esperienziale, tra i marosi di tempeste emotive e cognitive inattese e coinvolgenti. Li si spinge a navigare tra paure, incertezze, errori e fallimenti, ma ogni giorno con una forza nuova, spronandoli a non sostare nello stagno rassicurante, ma fermo, del conosciuto. Quello che i ragazzi non devono mai perdere di vista è la luce del faro dei valori che spinge la vela a lottare contro il vento e a respirare il cielo.
L’educazione è la chiave per aprire lo scrigno dei tesori che ogni individuo custodisce e non deve essere sacrificata sull’altare di una manovra di bilancio.



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