PERCORSI D’ADOZIONE

PERCORSI D’ADOZIONE

Semplificazione e solidarietà

È allarme sull’aumento dei bambini abbandonati e sul drastico calo delle adozioni.

Quello dell’adozione, si sa, è un percorso lungo verso la realizzazione della propria desiderata identità genitoriale. Difficile sia per le implicazioni burocratiche sia per l’impatto emotivo.

In Italia, nel primo semestre del 2021, hanno fatto richiesta di adozione internazionale 244 coppie. Lieve compensazione rispetto al calo del 2020, ma si conferma un trend in netta discesa, con una riduzione nell’ultimo decennio pari al 79%. Relativamente ai minori adottati, il dato riscontrato a giugno 2021 è di 296 minori autorizzati a entrare in Italia, solo 22 in più rispetto all’anno precedente. Un crollo dell’80% rispetto agli inizi decennio.
Le procedure pendenti nel 2020 erano più di 2.700, a fronte di 526 adozioni concluse.
Ovviamente l’emergenza pandemica falsa in parte la lettura dei dati dell’ultimo anno, ma la situazione non sembra molto diversa dal periodo precedente, visto che nel luglio 2019, per la prima volta, la Commissione Adozioni Internazionali rilevava che erano complessivamente più di 3.200 le coppie in attesa di adozione a fronte di circa 1.000 adozioni concluse, con un abbattimento del 14% in un anno, dovuto per lo più a nazionalismi e calo delle nascite.
Sul fronte nazionale i dati sono tendenzialmente in linea: nel 2019 le domande di disponibilità all’adozione nazionale sono state 8.954 (-5% in un anno) con 850 sentenze di adozioni.
In Italia si contano circa 35.000 minori, orfani o allontanati dai genitori, ospiti di case famiglie e comunità educative, ai quali si aggiungono circa 400 neonati abbandonati ogni anno dalla nascita. Si conoscono i numeri delle adozioni concluse ogni anno, ma non si sa quanti sono i bambini dichiarati adottabili dai tribunali per i minorenni per l’inesistenza di una banca dati in materia (pure prevista già da una norma del 2000).

Quali sono le motivazioni alla base e come si può invertire questa tendenza?

Le separazioni, la crisi economica accentuata dalla fase pandemica, la solitudine, la precarietà del lavoro e dei legami affettivi hanno influito negativamente sia sulla natalità che sulle adozioni.
Gli ideali di solidarietà perdono a fronte di individualismo e propositi di benessere personale. Le coppie sono meno disposte ad accogliere, soprattutto se si tratta di bambini più grandi con un passato complicato o con problemi psico-fisici.
Si aggiunge che l’età media della coppia è sempre più alta e si arriva all’adozione solo dopo diversi tentativi di diventare genitori naturali seguendo altri percorsi.

Esistono poi ragioni legate a tempi e costi.
Per le adozioni internazionali si arriva ad attendere anche 5/7 anni, contro i 2 del percorso di adozione nazionale, e a sostenere costi di circa 20.000,00 euro tra pratiche e visite nei Paesi individuati.
Questo scoraggia molto.
In più, manca informazione.

In Italia, a decidere se una coppia può adottare oppure no è il Tribunale per i minorenni, mentre, altrove, in Europa e nel mondo, sono i servizi sociali a guidare aspiranti genitori verso l’adozione. Capita che le coppie siano sottoposte a un vero e proprio processo, vengono valutate e rivalutate piuttosto che accompagnate, e questo riduce la percentuale di potenziali genitori che riescono a vivere la felicità di accogliere un bambino.

Con riferimento all’adozione internazionale, poi, dopo la pandemia sono state rallentate le attività in tutti i Paesi di provenienza dei bambini.
In Paesi con religione musulmana, come Etiopia e Repubblica democratica del Congo, inoltre, le adozioni ‘piene’ non sono ammesse e si predilige una sorta di affido familiare (la c.d. Kafhala); il Mali le avversa apertamente, ammettendole solo in caso di coppie maliane. In tanti Paesi d’Africa e Asia manca del tutto la cultura dell’adozione.
Anche per questo aumenta la forbice tra numero di bambini abbandonati e numero di bambini adottabili. Gli Istituti si affollano e le adozioni si bloccano.
Purtroppo, spesso l’adozione internazionale è ancora associata a malaffare e pratiche illecite.

Occorre ricostruire una cultura dei diritti, e della tutela dei minori, fasce più deboli ed esposte.

Al fine di raggiungere il maggior numero possibile di bambini adottati servirebbero:
– una deburocratizzazione delle procedure d’adozione, da riportare a uniformità sull’intero territorio nazionale;
– una riduzione dei tempi burocratici per le adozioni internazionali, intervenendo sia sul tempo che intercorre tra domanda di disponibilità e idoneità (in media di 10 mesi), sia sul periodo tra il conferimento dell’incarico all’ente autorizzato e l’effettiva adozione (che per lo più dipende dai Paesi stranieri);
– una Commissione per le adozioni internazionali effettivamente operativa, con incontri calendarizzati e sollecita nel confronto con le delegazioni straniere, disposta ad aprirsi anche a nuovi Paesi e a mantenere rapporti diplomatici efficaci, e capace di promuovere missioni all’estero per discutere di adozioni internazionali e patti bilaterali;
– una maggiore trasparenza, con l’istituzione di una banca dati nazionale dei minori italiani adottabili, e la pubblicazione annuale dei dati relative alle adozioni internazionali, con indicazione precisa del Paese di origine e dell’età dei bambini che arrivano in Italia;
– la riduzione dei tempi di permanenza dei minori presso le case famiglia o le comunità educative, tenuto conto della provata maggiore probabilità di ritardi psicofisici e nello sviluppo cognitivo rispetto ai coetanei collocati in famiglia adottiva;
– interventi sul ‘post adozione’, con la costituzione di èquipe multiprofessionali quali punto di riferimento dopo l’ingresso in famiglia e nel tempo, comprensive di psicologo dell’età evolutiva, psicologo della famiglia, pedagogista, neuropsichiatra e pediatra;
– preparazione e formazione specifica per gli operatori che lavorano a diverso titolo in questo ambito, con percorsi specifici fin dal periodo universitario;
– l’attivazione di percorsi di gruppo per i genitori adottivi (o anche gruppi misti con genitori non adottivi) di potenziamento e di arricchimento, per valorizzare le risorse e trasmettere le competenze, per creare rete tra genitori e reti con il contesto sociale e con i servizi del territorio.

 

 

 

FONTI
www.commissioneadozioni.it “Dati adozioni primo semestre 2021”
www.minori.gov.it Commissione per le adozioni internazionali rapporto 2019



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