Politiche per la Famiglia nel 2023

Politiche per la Famiglia nel 2023

Uno sguardo anche all’Europa

Cosa s’intende per ‘famiglia’ nel 2023?
Quali sono i nuovi modelli di famiglia contemporanea in Italia e in Europa?
Secondo l’Istat, la famiglia è «costituita dall’insieme delle persone coabitanti legate da vincoli di matrimonio o parentela, affinità, adozione, tutela o affettivi». Le famiglie unipersonali sarebbero dunque quasi un ossimoro, eppure in Italia esse rappresentano ormai la maggioranza relativa dei 25 milioni stimati sul territorio (33% nel 2020, in crescita), mentre le coppie con figli sono scese al 30% del totale, e continuano a calare.
La definizione dell’Istat è molto più ampia di quella offerta dal nostro art. 29 cost., che «riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». L’art. 2 cost., nel tutelare ogni formazione sociale nella quale si sviluppa la personalità dei singoli componenti, riconosce meritevolezza di tutela anche a coppie conviventi, registrate e no, e unioni civili; sono comprese ovviamente anche le famiglie ricostituite (ad esempio in seconde nozze, con figli nati anche da precedente matrimonio).
Vanno poi considerati anche i c.dd. Lat, o living apart together, cioè le coppie legate da un (più o meno forte) legame affettivo che però non convivono. Queste includono non solo le relazioni di giovani non ancora autonomi dalla famiglia di origine, ma anche, e sempre più, adulti che preferiscono non andare a vivere insieme, tipicamente a seguito della crisi di una precedente unione e dei suoi lasciti.
Si tratta, insomma, di forme familiari in continua evoluzione.
Ci si sposa di rado (spesso basta convivere) e a un’età più elevata. Lo si fa sempre più spesso con rito civile e in regime di separazione dei beni, probabilmente nel timore delle conseguenze di una rottura, che, in effetti, è sempre più frequente e anticipata.
Sono in aumento i casi di genitori soli.

Le politiche per la famiglia non possono non considerare l’evoluzione ancora in corso del concetto.
Su questo l’Italia è in ritardo rispetto all’Europa. Paesi come Francia, Germania o quelli scandinavi hanno un welfare molto più sviluppato. Senza contare che in Italia la crisi demografica è ormai una costante; in situazione peggiore soltanto Malta e Grecia.
Una crisi che probabilmente va imputata anche ai moderati investimenti fatti. Oggi le famiglie possono contare sull’Auu (ovvero l’Assegno unico e universale), a sostegno dei figli fino ai 18 anni di età, oppure mentre si studia o si cerca lavoro fino a 21 anni: 175 euro al mese a figlio per le famiglie meno abbienti, 50 euro per quelle più ‘ricche’. Si tratta di una misura progressiva: per ciascun figlio successivo al secondo è prevista una maggiorazione da 85 euro a 15 euro al mese. La misura è infine estesa anche ai figli degli immigrati se i genitori hanno un permesso di soggiorno da almeno 6 mesi. Qualcosa però forse sta per cambiare: la legge di bilancio prevede infatti che per il primo figlio sotto l’anno d’età l’assegno unico venga aumentato del 50%. Lo stesso incremento potrebbe verificarsi per le famiglie con 3 o più figli sotto i tre anni d’età.
Allargando lo studio all’Europa, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna hanno deciso di promuovere in maniera decisa i diritti e la parità di genere.
In Francia, la misura più importante è l’«Allocation familiale», che finanzia le famiglie con almeno 2 figli fino ai 20 anni di età (25 se studiano). L’importo base è di 140 euro al mese, 320 euro per tre figli, 500 dai 4 figli in poi. Dopo il compimento dei 14 anni c’è un ulteriore aumento di 88 euro a figlio. Poi ci sono il premio alla nascita (970 euro), l’assegno mensile di base per i figli fino a tre anni (175 euro al mese) e l’assegno per l’inizio dell’anno scolastico. Le norme francesi stabiliscono infine che i genitori possono usufruire fino a 3 anni del part-time, in quanto lo Stato copre parte dello stipendio mancante.
La Germania mette a disposizione per le famiglie due tipi di assegno: il «Kindergeld» per le famiglie con figli e l’«Elterngeld» ovvero l’assegno parentale. Il primo è un contributo universale di 219 euro dopo la nascita del primo figlio, che aumenta a 225 per il terzo e 250 per il quarto. La somma viene versata fino ai 18 anni d’età (25 se si studia o se si è disoccupati) ed è percepita anche dai residenti stranieri. Il secondo invece è pensato per tutti quei genitori che dopo la nascita sono disoccupati o scelgono di lavorare ad orario ridotto per accudire il figlio. L’assegno copre i primi 14 mesi di vita del bambino e corrisponde al 65% del mancato reddito netto e varia da un minimo di 300 euro a un massimo di 1.800.

Esiste poi un secondo importante contributo per le famiglie: il bonus asili nido.
In Italia si tratta di un rimborso mensile che va dai 136 euro ai 272 (1.500 euro annui massimi). Purtroppo i 553,8 milioni di euro stanziati per il 2022 non sono stati sufficienti e risultavano già esauriti a settembre, e solamente attingendo a risorse stanziate negli anni precedenti si è riusciti a rispondere a 425 mila domande. Inoltre la copertura garantita dagli asili nido è ancora troppo bassa rispetto al numero di bambini, ma dovrebbe aumentare nei prossimi anni grazie all’investimento di 3,1 miliardi del Pnrr.

In Europa le deduzioni fiscali sono la tipologia più comune di sussidi per sostenere le famiglie nel far fronte alle spese relative alla cura e alla custodia dei bambini.
L’importo e il tetto massimo variano da un Paese all’altro.
In termini di sussidi diverse regioni tedesche prevedono la parziale o totale gratuità delle spese per asili nido, scuole materne o strutture private per i bambini di età inferiore ai 6 anni. Il Regno Unito ha adottato lo stesso approccio con la sua politica di offerta di 15/30 ore a settimana di assistenza gratuita, iniziata nel 2017; mentre in Danimarca, gli enti locali contribuiscono dal 70% al 100% del costo dell’asilo nido, a seconda del reddito.

Attualmente, poi, in Italia i padri hanno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio retribuito; rispetto al congedo parentale invece, ci sono 10 mesi da ripartire tra i due genitori entro i primi 12 anni di vita del bambino. I mesi diventano 11 se il papà usufruisce di almeno tre mesi (continuativi o frazionati).
In ottica comparatistica, sul primo gradino del podio in termini di inclusività c’è la Spagna che promuove gli stessi permessi per padri e madri. All’avanguardia anche i Paesi scandinavi e in particolare la Norvegia, dove i papà possono beneficiare di quasi un anno di congedo con 46 settimane pagate al 100% o 56 settimane all’80%. Si tratta di 12 settimane per la mamma, 12 per il papà e il resto da dividere fra i due.

Secondo l’indagine Eurostat pubblicata ad aprile 2023, il 20% dei giovani in Europa è a rischio povertà, in media il 3% in più delle loro famiglie. In Italia, a essere a rischio di povertà è un ragazzo su 4. Una fetta della popolazione che non riesce a far fronte a spese impreviste, agli arretrati, a un’abitazione adeguata a un’alimentazione completa, al tempo libero, alla cultura.
Per molti giovani, cercare un lavoro e mantenere una famiglia è tutt’altro che facile.

In tema di finanziamenti europei a supporto e PNRR, è attivo il Programma di finanziamento CERV – “Cittadini, uguaglianza, diritti e valori”, avviato dalla Commissione europea nel 2021 e attivo fino al 2027.
Gli obiettivi del programma CERV sono strettamente collegati alla promozione dei diritti fondamentali e sono coerenti con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Obiettivo generale è proteggere e promuovere i diritti e i valori sanciti nei trattati dell’Unione e nella Carta dei diritti fondamentali, al fine di promuovere società aperte, democratiche e inclusive e rendere i cittadini più autonomi, sviluppando ulteriormente lo spazio europeo di giustizia. Tale obiettivo generale sarà conseguito attraverso 4 obiettivi specifici. Il secondo riguarda proprio uguaglianza, diritti e parità di genere.
In quest’ambito il programma mira a:
– promuovere l’uguaglianza e prevenire e contrastare le disuguaglianze e le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale;
– sostenere, promuovere e attuare politiche globali volte a: promuovere il pieno esercizio dei diritti da parte delle donne; la parità di genere, compreso l’equilibrio tra vita privata e professionale; l’empowerment femminile; l’integrazione della dimensione di genere;
– promuovere la non discriminazione e la sua integrazione;
– contrastare razzismo, xenofobia e ogni forma di intolleranza, incluse l’omofobia, la bifobia, la transfobia, l’interfobia e l’intolleranza fondata sull’identità di genere, sia online che offline;
– tutelare e promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
– tutelare e promuovere i diritti delle persone con disAbilità;
– tutelare e promuovere i diritti di cittadinanza dell’Unione e il diritto alla protezione dei dati di carattere personale.

C’è tanto da fare e occorrerebbe ripartire da:
– maggiore supporto ai Comuni, anche di piccole dimensioni, perché si dotino di asili comunali;
– parziale o totale gratuità delle spese per asili nido, scuole materne o strutture private per i bambini di età inferiore ai 6 anni;
– pari opportunità tra padri e madri in tema di congedo parentale;
– un welfare culturale, con una forte trazione familiare e basato soprattutto sulla relazione.

Se sono chiare priorità si possono scegliere azioni comuni.

 

 

 

 

FONTI
Le politiche della famiglia in Europa: tra convergenza e diversificazione in <>

Denatalità, il vero spread in Europa è sulle politiche per la famiglia. Link:<<https://24plus.ilsole24ore.com/art/denatalita-vero-spread-europa-e-politiche-la-famiglia-AEHg79kC>>
Le famiglie in Italia. Link: <<https://www.rivistailmulino.it/a/le-famiglie-in-italia >>
Commissione europea sulle politiche sociali, sito ufficiale (European Commission, Website on the Social Investment Package): http://ec.europa.eu/soci al/main
Gruppo “Maternità e paternità”: http:// maternitapaternita.blogspot.it/
Osservatorio INCA per le politiche sociali in Europa: http://www.osservatorio inca.org/
Osservatorio nazionale sulla famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia: http://www.osservatorio nazionalefamiglie.it/
Secondo welfare (Portal) www.secondo welfare.it
Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento per le politiche della famiglia. Link: <<https://famiglia.governo.it/it/ >>.



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