SETTEMBRE POI VERRA’…

SETTEMBRE POI VERRA’…

La Scuola deve ripartire!

Devono ripartire tutti gli ordini e anche le Università nel più breve tempo possibile!

Occorre però un piano concreto ed efficace, che non può prescindere da un’analisi delle effettive risorse a disposizione.

Purtroppo queste risorse sono ad oggi palesemente inadeguate per garantire il completo abbandono della didattica a distanza a favore della didattica frontale.

Il documento tecnico formulato dal Ministero pone espressamente questa condizione: “tornare a scuola in sicurezza”.

Secondo lo stralcio verbale n. 82 della riunione tenuta, presso il Dipartimento della Protezione Civile, il giorno 28 maggio 2020, nell’anno scolastico 2019/2020, sulla base dei dati del MIUR, il numero di classi della scuola statale ammonta a 369.769 e il corrispondente numero di studenti è di 7.599.259 così ripartiti:
Scuola dell’infanzia 901.052, di cui 22.302 con disabilità;
Scuola primaria 2.443.092, di cui 95.393 con disabilità;
Scuola di I grado 1.628.889 di cui 69.021 con disabilità;
Scuola di II grado 2.626.226 di cui 73.041 con disabilità.

Dallo stesso documento emerge che, dei 58.842 edifici scolastici, il 23% non era stato inizialmente costruito appositamente per uso scolastico e che soltanto 21.000 edifici sono di recente costruzione (dal 1976 in poi), mentre 23.800 afferiscono al periodo 1946 – 1975 e 3.800 edifici hanno una data di costruzione antecedente al 1920.

A questi dati vanno, poi, sommati quelli delle scuole paritarie che riguardano 866.805 studenti. In tale ambito, la quota prevalente è attribuibile alla scuola dell’infanzia che conta il maggior numero di bambini (524.031) andando spesso a sopperire a carenze pubbliche.

Partendo da questi dati, a nostro avviso, il piano per il ritorno a scuola dovrebbe essere scomposto in varie fasi:

  • individuare altri edifici da destinare alla scuola (anche ricorrendo provvisoriamente ad altre strutture) per poi procedere ad adeguare gli edifici scolastici residui in modo da garantire un rientro a scuola dei giovani;
  • garantire una ripresa regolare per i bambini della scuola dell’infanzia;
  • potenziare la didattica a distanza per le scuole secondarie di II grado, riducendo il Digital divide.

Il rientro a scuola dovrebbe avvenire su base comunale (provinciale per le scuole secondarie di II grado), in base alle disponibilità dei territori, ma seguendo uno schema nazionale.

Questo schema non potrà prescindere dall’esigenza di tutelare i più deboli ed i più bisognosi di un ritorno alla didattica classica: i fruitori delle scuole primarie e delle scuole dell’infanzia.

E’ innegabile, infatti, che la didattica a distanza ha mostrato i suoi limiti maggiori proprio quando rivolta a soggetti che maggiormente necessitano del contatto personale con l’insegnante e maggiori interazioni con i pari. E’ noto, infatti, che l’aggregazione rappresenta la forza e l’energia propulsiva del sistema educativo e che la sospensione delle attività scolastiche e il successivo isolamento hanno determinato una significativa alterazione della vita sociale e relazionale dei bambini e ragazzi determinando al contempo una interruzione dei processi di crescita in autonomia, di acquisizione di competenze e conoscenze, con conseguenze educative, psicologiche e di salute che non possono essere sottovalutate. Questo ha riguardato soprattutto i più piccini che hanno interrotto repentinamente ogni attività scolastica.

La scuola è, infatti, il contesto in cui ad ogni bambino viene data la possibilità di crescere e svilupparsi in modo ottimale; tanto che è possibile affermare che la scuola per l’infanzia svolge un ruolo fondamentale per la costruzione dei rapporti interpersonali tra i bambini in un’età in cui la socializzazione è un passaggio fondamentale per creare adulti sicuri ed indipendenti e per creare quei prerequisiti per poi accedere alla scuola dell’obbligo.

Da ultimo, è necessario considerare anche le maggiori difficoltà logistiche delle famiglie in relazione alla cura ed alla custodia dei più piccoli.

I principali sforzi dovrebbero essere, quindi, finalizzati alla riapertura (con orario il più possibile “normale”) delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie anche avvalendosi di edifici scolastici destinati all’istruzione secondaria.

Secondariamente sarà necessario agevolare la riapertura delle scuole secondarie di I grado lasciando per ultime le scuole secondarie di secondo grado in cui la maturità degli studenti dovrebbe essere tale da consentire di svolgere lezioni avvalendosi della didattica a distanza.

A vantaggio degli studenti delle scuole di II grado dovranno essere prese iniziative volte ad eliminare il digital divide e qualsiasi ostacolo tecnologico che impedisca loro di fruire regolarmente e proficuamente delle lezioni anche prevedendo la possibilità di utilizzare locali muniti di connessioni adeguate.



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