ZES SARDEGNA

ZES SARDEGNA

Il focus

Il percorso per l’istituzione di una Zona Economica Speciale in Sardegna ha avuto inizio tre anni fa.
Il progetto, sviluppato nel relativo Piano Strategico, presenta interessanti elementi di differenziazione entro l’ampio panorama delle ZES esistenti.
La particolarità, e novità, rispetto alle altre regioni, è difatti la creazione di un’unica grande Zona Economica Speciale estesa per ben 2770 ettari e articolata in sei punti strategici volti a mettere in rete i porti di Cagliari, Arbatrax, Porto Torres, Oristano, Portovesme ed Olbia, insieme ai rispettivi consorzi industriali, con le aree retroportuali, per fare della sinergia un vero punto di forza.
Tale scelta è stata dettata soprattutto dal carattere di insularità della regione e dalle ridotte dimensioni della demografia d’impresa e del tessuto produttivo ed insediativo della stessa.
La proposta di una ZES configurata «a rete» in ambito costiero è legata, inoltre, ad una terza singolarità: l’esistenza di una rete parallela, anch’essa ancora non realizzata, di Zone Franche Doganali intercluse, previste dalla normativa nazionale (art. 1, d.lg. n. 75 del 1998).
L’attuale Piano Strategico, di recente ulteriormente aggiornato secondo le osservazioni inviate il 17 giugno u.s. dal Ministero per il Sud, tende quindi a rappresentare un impianto realistico teso a considerare la condizione di insularità non più come un handicap, ma come una carta in più da giocare per lo sviluppo della Sardegna, sfruttandone la posizione strategica nel bacino del Mediterraneo per attrarre investimenti che possano rendere l’isola un polo commerciale protagonista volto ad interfacciarsi con il grande mercato atlantico e nordeuropeo, da un lato, e quello asiatico ed africano dall’altro.

Allo stato odierno, in effetti, la Sardegna sconta alcuni limiti strutturali che la accomunano al resto del territorio nazionale, come la prevalenza delle microimprese (che rappresentano il 96,6% del totale, in Italia il 95,2%), e la produttività che è inferiore al dato medio nazionale (valore aggiunto per unità di lavoro è di 52,3 mila euro, in Italia 64 mila euro), così come il livello d’internazionalizzazione ed innovazione delle imprese.

Configurando strategicamente l’intera isola come un porto, o sistema portuale, la totalità del territorio regionale, incluse le aree più interne, diverrebbe dunque il riferimento produttivo da connettere alla portualità attraverso le semplificazioni, le agevolazioni ed i servizi correlati alla fiscalità di vantaggio.
Obiettivo del Piano Strategico è infatti quello di configurare la ZES Sardegna quale componente essenziale di un nuovo sistema territoriale di convenienze produttive e commerciali che, attraverso le ulteriori Zone Franche, ricomprenderà una parte più specificamente orientata alle esportazioni e che, rispetto al passato, dovrà essere in grado di spingere la portualità isolana verso un’articolazione logistica ancora più specializzata territorialmente per tipologie di merci e di trasporto.

Il caso della ZES Sardegna è esempio lampante di come leggi statali e regionali possono restare inapplicate per decenni.

Il vantaggio potenziale dell’isola, già da qualche anno, è del resto proprio quello di essere l’unica regione nella condizione di poter attivare in modo congiunto la Zona Franca Doganale e la Zona Economica Speciale grazie al d.lg. n. 75 del 1998 nato dall’intesa Stato-Regione.

A fronte delle difficoltà tecniche, burocratiche e dei ritardi che impediscono la realizzazione del progetto, emerge pertanto la necessità di rilanciare la proposta attraverso interventi ed incentivi strutturali più importanti, e che non si limitino al credito di imposta, soprattutto nelle aree in posizione ultraperiferica, colpite maggiormente dall’isolamento, dallo spopolamento conseguente soprattutto all’emigrazione giovanile, dall’elevato tasso di disoccupazione e dall’altissimo costo dei trasporti e delle merci.
Atteso che l’economia del mare assume un particolare rilievo anche prospettico in Sardegna, unica grande isola nazionale distante dalla piattaforma continentale, occorre quindi percorrere la via dello sviluppo del commercio internazionale e creare le condizioni della ripresa socio-economica attraverso la realizzazione di una mission economica articolata in una serie di interventi d’integrazione mirati a potenziare più strumenti quali:

– lo sblocco dei vincoli e l’attivazione congiunta della ZES e della Zona Franca, indispensabili per dare il giusto rilancio al Terminal Container riportandolo a livelli competitivi al pari degli altri porti del Mediterraneo;

– la realizzazione di infrastrutture efficienti ed all’avanguardia;

– la sburocratizzazione delle pratiche mediante uno sportello unico;

– la previsione di sgravi sul costo del lavoro e sul costo logistico;

– l’istituzione di un’Area di crisi complessa atta a potenziare gli strumenti per l’attrazione di investimenti;

– l’istituzione di Zone Franche Rurali (ZFR) per le piccole e micro imprese riservate alle aziende operanti nelle filiere agro pastorali, agroalimentari e agro industriali;

– l’attivazione di Zone Franche al Consumo e Zone Franche Urbane laddove occorre potenziare la vocazione economica e territoriale di determinate città, incentivando la trasformazione di aziende familiari ed artigianali in intraprese imprenditoriali di maggiori dimensioni;

– incentivando l’utilizzo dei marchi di tipicità e del Made in Italy per la creazione di un marketing territoriale ad elevato impatto economico.

In altre parole, ciò che attende la ZES Sardegna è una vera e propria sfida nella quale strategia di mercato, tempismo, efficienza e coordinamento sono le parole cardine per potenziare e diversificare l’economia del mare aumentando l’export dei settori della nautica, dell’agroalimentare, del sughero e del granito, con effetti benefici anche sulle zone interne, ed attivando processi d’innovazione e specializzazione produttiva in essi e nei servizi per il turismo sostenibile.
Per dare una svolta all’economia e alle imprese del territorio e camminare verso un futuro migliore.



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