Ancora sulla ‘questione migranti’

Ancora sulla ‘questione migranti’

Osservatorio

I migranti e i richiedenti asilo accedono al territorio dell’Unione in modo irregolare attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, intraprendendo viaggi lunghi e pericolosi partendo dall’Africa settentrionale e dalla Turchia.

Nel febbraio 2017, i leader europei hanno pensato di adottare nuove misure per ridurre gli arrivi irregolari lungo questa rotta e hanno istituito, con l’Unione Africana e le Nazioni Unite, una task force congiunta sulla migrazione, il cui scopo è quello di potenziare la cooperazione per affrontare le sfide migratorie in Africa, in particolare in Libia.
Ciò ha portato all’avvio di importanti programmi di rimpatrio volontario sempre assistito e di operazioni di evacuazione.
Per migliorare le azioni messe in atto attraverso la task force, si stanno valutando nuove misure, tra le quali un mandato aggiornato più ampio e una maggiore copertura geografica.
Nel giugno 2018 sono state chieste ulteriori misure volte a ridurre il flusso di migrazione irregolare lungo la rotta del Mediterraneo centrale, concordando, fra l’altro, di intensificare gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri Paesi, continuare a sostenere l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione in prima linea, aumentare il sostegno alla guardia costiera libica, rafforzare il supporto per rendere le condizioni di accoglienza umane sempre migliori e favorire i rimpatri volontari verso i Paesi di origine dei migranti bloccati in Libia, e potenziare la cooperazione con altri Paesi di origine e transito.

Si aggiunge il pacchetto di misure dell’aprile 2017, del valore di 48 milioni di euro, volte a migliorare le condizioni di vita dei migranti, anche nei centri di accoglienza.
Per continuare a fornire assistenza, sono stati forniti finanziamenti aggiuntivi in modo regolare.
Le misure riguardano l’assistenza nei punti di sbarco e nei centri di trattenimento e consistono nell’assistenza sanitaria di base, nel primo soccorso psicologico e nell’accesso a prodotti alimentari e non alimentari.

Nell’affrontare il problema, però, non si può non considerare la situazione di difficoltà in cui versa l’Italia.
La rotta più battuta dai migranti per arrivare in Europa è infatti quella del Mediterraneo centrale. Le coste più esposte sono quelle italiane, con gli ovvi conseguenti problemi di sicurezza e sovraffollamento dei vari hotspot.
Resta anche che Parigi, almeno secondo dati Eurostat, dal 2008 in poi, in media, ha accolto circa 82mila richiedenti asilo ogni anno, 31mila in più di Roma. Mettendo a confronto i dati dei due Paesi che riguardano gli arrivi dei migranti in Italia e le domande d’asilo in Francia, i numeri più o meno si equivalgono: in entrambi i casi si tratta di 202 casi ogni 100mila abitanti.
Guardando ai dati complessivi sull’accoglienza, sempre basandosi su quanto diffuso da Eurostat, emerge tuttavia che la Francia, tra il 2008 e il 2022, ha rifiutato più richieste d’asilo dell’Italia. Parigi lo ha fatto nel 76% dei casi, Roma nel 60%. La Francia, nello stesso periodo, ha rimpatriato il 21% delle persone a cui ha negato l’asilo. L’Italia lo ha fatto nel 18% dei casi.

A livello nazionale, è in corso la revisione di regole, progetti e piani di finanziamento in una prospettiva a lungo termine.
Gli aiuti verranno concessi sulla base di un cofinanziamento europeo al 50%, in base alle persone che effettivamente vengono rimpatriate e alle spese affrontate. Il nuovo sistema si presenta più fluido prevedendo la partecipazione delle associazioni ai bandi di gara, le quali dovranno garantire un impegno continuo che coinvolge la valutazione formativa dell’immigrato o del suo nucleo familiare, fino al suo reinserimento lavorativo.

Quello che è certo è che i flussi migratori non sono un fenomeno temporaneo, ma una questione complessa, che occorre affrontare con competenza e lungimiranza.



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