Contro il disagio giovanile Meritocrazia Italia insiste sulla necessità dello psicologo come figura stabile nelle scuole
Il disagio giovanile, che si presenta sotto forme diverse e non facilmente catalogabili, è un fenomeno ormai conclamato e assume contorni di sempre maggiore drammaticità. Bullismo e cyberbullismo, violenza minorile, depressione, dispersione scolastica, abuso di sostanze stupefacenti sono soltanto alcune delle trappole che si annidano nelle maglie di una società poco vocata al supporto reciproco e proiettata verso un forte individualismo.
Da sempre Meritocrazia Italia reputa indispensabile introdurre lo psicologo come figura stabile nelle scuole. Il suo non dovrebbe essere quello di ‘fare terapia’. Non sarebbe corretto confonderlo con lo psicoterapeuta clinico, è questo, anzi, uno degli errori che ha finora bloccato ogni progresso in Italia.
La scuola non è un ambulatorio. Lo psicologo scolastico dovrebbe svolgere un compito diverso, che si colloca a monte, e altrettando delicato: presidiare il benessere psicologico quotidiano degli studenti, riconoscere i segnali di disagio, orientare verso i professionisti giusti quando serve, e lavorare con insegnanti e famiglie per costruire un ambiente scolastico più sano.
Non si tratterebbe di una soluzione innovativa nel panorama internazionale. Anzi, arriveremmo in ritardo rispetto ad altri Paesi che hanno già dato risposta a questa esigenza.
Lo psicologo scolastico è una figura strutturale e riconosciuta per legge, integrata nell’organico scolastico al pari degli insegnanti in quasi tutti i Paesi d’Europa.
In Francia lo Psychologue de l’Éducation nationale (PsyEN) è una delle figure più consolidate d’Europa, con radici nel piano Langevin-Wallon del 1946. Dipende direttamente dal Ministero dell’Istruzione e svolge valutazioni individuali e collettive, consulenze a studenti, genitori e docenti, e ha un ruolo centrale nell’orientamento scolastico e professionale.
In Francia operano circa 8.000 psicologi scolastici (3.500 scolastici + 4.500 di consulenza), con un rapporto di circa 1 psicologo ogni 2.000 alunni
In Germania non esiste una legge federale unitaria: la regolamentazione è affidata ai singoli Länder. Alcuni Stati, come Bayern, Saarland e Baden-Württemberg, garantiscono il servizio tramite strutture comunali, mentre in Renania Settentrionale-Vestfalia psicologi statali e municipali operano insieme nelle grandi città come Colonia e Düsseldorf.
In Portogallo i Serviços de Psicologia e Orientação (SPO) sono nati con una legge del 1991. Operano con una prospettiva sistemica che coinvolge studenti, famiglie e comunità educativa, puntando molto sulla prevenzione e sulle campagne di promozione della salute mentale. Come in Francia, affiancano gli studenti anche nell’orientamento scolastico e professionale.
In Austria, Danimarca, Svezia, Slovacchia, lo psicologo scolastico è presente nelle scuole pubbliche per legge e dipende dal Ministero dell’Istruzione o dagli enti locali. Il modello organizzativo varia, ma l’obiettivo comune è garantire il diritto alla salute mentale fin dall’età scolare.
La Slovenia, poi, presenta uno dei rapporti più favorevoli in Europa: 1 psicologo ogni 640 alunni nelle scuole ordinarie e 1 ogni 384 nelle scuole speciali. È uno dei modelli più integrati nel continente.
Nonostante le differenze organizzative, i compiti degli psicologi scolastici europei sono molto simili:
– valutazione di studenti con difficoltà di apprendimento o comportamentali;
– counseling individuale per studenti, famiglie e docenti;
– orientamento scolastico e professionale;
– prevenzione del disagio e promozione del benessere psicosociale;
– formazione in servizio per gli insegnanti;
– ricerca e progetti istituzionali.
In rottura rispetto a questo approccio comune, in Italia lo psicologo opera come consulente esterno temporaneo, su iniziativa dei singoli istituti. A maggio 2025, è stato presentato un emendamento al disegno di legge sulla salute mentale per istituire lo psicologo scolastico in modo permanente, con la Calabria già avviata con un progetto pilota. Una proposta legislativa più recente (2026) punta ad allineare l’Italia agli standard europei, garantendo un modello uniforme su tutto il territorio.
Ora, però, è tutto fermo.
Meritocrazia Italia reputa necessario un approccio multifattoriale, che tenga conto delle variabili interne alle dinamiche familiari ma anche di quelle esterne, con percorsi formativi sulla gestione del conflitto e promozione dell’autonomia. Si propone di:
– introdurre percorsi formativi obbligatori nelle scuole, per insegnare agli adolescenti a gestire i conflitti in modo costruttivo. Tali programmi dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo delle competenze socio-emotive, come l’ascolto attivo, l’empatia e la capacità di negoziare soluzioni pacifiche. A questo va affiancata una maggiore attenzione all’autonomia degli adolescenti.
L’obiettivo è insegnare a gestire progressivamente la libertà, supportati da mentori o educatori, che possano offrire un ambiente neutrale di confronto;
– lavorare sul supporto psicologico e creazione di reti di sostegno: sarebbe importante promuovere e favorire l’accesso a consulenze psicologiche individuali e familiari, prevedere l’introduzione da parte degli enti più prossimi al cittadino figure di mediazione familiare, e inserire stabilmente la figura dello psicologo nelle scuole, in modo che il sostegno psicologico o del mediatore non sia percepito come uno stigma, ma come una risorsa utile.
Infine, è auspicabile la creazione di reti sociali e comunitarie in cui le famiglie possano condividere esperienze e ricevere supporto reciproco. Questo sostegno sociale può rappresentare un’ancora importante per genitori che si sentono sopraffatti dalla complessità del ruolo educativo nell’era contemporanea.
