DAR VALORE AI TIROCINI FORMATIVI

DAR VALORE AI TIROCINI FORMATIVI

Crescita e opportunità

Il 10 marzo scorso è stato firmato dal Presidente del Consiglio, dal Ministro per la p.a. e dai segretari generali dei sindacati CGIL, CISL, UIL il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”, per potenziare la pubblica amministrazione in considerazione dell’opportunità offerta dal PNRR. L’impegno del nuovo Governo è di promuovere un cambiamento non solo dal punto di vista dei contenuti che riguardano questioni come il rinnovo dei contratti o lo smart working, ma anche sotto il profilo delle relazioni con i sindacati.

Facendo un passo indietro esattamente a un anno fa, si ricorda che, con il decreto di marzo 2020, venne introdotta una nuova tutela di welfare, pure caratterizzata da alcune criticità come quelle legate all’esclusione di certe categorie di lavoratori. Rimaneva irrisolta, seppur discussa, la situazione del lavoro sommerso, mentre meno clamore, immotivatamente, suscitava l’esclusione di stagisti e disoccupati.

Tra le questioni all’evidenza, oggi torna il problema dell’inquadramento normativo della figura del tirocinio extracurricolare, disciplinato da Regioni e Province autonome, con definizione degli standard minimi comuni a livello nazionale.

Per attivare un tirocinio è necessaria una convenzione tra un soggetto promotore (Università, scuola superiore, agenzia per l’impiego, centro di formazione,…) e un soggetto ospitante (azienda, studio professionale, cooperativa, ente pubblico,…) corredata da un piano formativo.

I tirocini extracurriculari, ossia quelli che in teoria sono proposti come anticamera dell’assunzione, non rappresentano una vera e propria esperienza di lavoro, ma sono intesi come attività formativa, di durata non inferiore a 2 mesi e massima variabile tra i 6 e i 12 mesi. Viene corrisposta un’indennità di partecipazione, che va dai 300,00 agli 800,00 euro mensili, con un impegno non inferiore a 20 ore di lavoro settimanale estensibili a 40. Non è previsto il versamento di contributi e una tutela in caso di interruzione dello stage.

Tale flessibilità, pur comprensibile in situazione ordinaria, genera problemi in una situazione straordinaria come quella pandemica. In molte Regioni gli stage sono stati sospesi con conseguente interruzione dell’indennità di partecipazione e laddove hanno proseguito le attività, anche in forma di smart working, quando si è verificato un caso di positività covid non è stato ovviamente riconosciuto alcun periodo di malattia.

Nel 2018 gli stage hanno interessato per lo più giovani al di sotto dei 25 anni, quindi giovani che si sono affacciati in questo modo al mondo del lavoro, ritrovandosi a fare esperienza dello strumento del tirocinio che, a dispetto delle buone intenzioni iniziali, si è rivelato una vera e propria forma di lavoro precario.

I dati riferiscono, per la precisione, del 44% degli stagisti con età tra i 25 ed i 34 anni ed a questi si aggiungono il 14,4% che ha più di 45 anni.

Questi lavoratori, che dovrebbero essere già con carriera avviata data l’età, hanno accettato di accogliere un approccio di politica attiva del lavoro piuttosto che accontantarsi di strumenti di politiche passive, che comportano elargizione di sussidi a fronte di un non impegno.

Lodevole, dunque, la volontà di promuovere percorsi di formazione, per acquisire le conoscenze necessarie ad iniziare un lavoro specifico con iniziative pratiche e concrete.
Però ora non si può non fare un bilancio dei successi e delle delusioni.

Delle circa 348.000 persone coinvolte soltanto il 12% ha conseguito l’obiettivo di assunzione dopo la formazione, a fronte di uno 0,7% dei rapporti interrotto per volontà del potenziale “datore di lavoro”. Eppure gli Enti pubblici ospitanti i progetti di inclusione dei tirocinanti hanno quasi tutti grosse carenze di personale, partendo dai Comuni per arrivare ai Tribunali e alle Procure, che con l’assenza di questi tirocinanti rischiano seriamente un blocco delle proprie attività.

Non può non rilevarsi che, quando cade il movente formativo, lo stagista diventa semplicemente una risorsa sottopagata e precaria.

A fronte di un crollo dei tirocini del 48%, infatti, nel 2020 in Italia (causa covid), traspaiono evidenti proprio queste anomalie, in quanto le performance migliori sono state registrate proprio in quelle Regioni in cui storicamente il mercato del lavoro è sempre stato debole, e in cui le opportunità sono state sempre scarse. In queste realtà, il calo dei tirocini è stato molto più attenuato e questo può far pensare a una distorsione dell’utilizzo dello strumento formativo, che si è trasformato in una modalità per sostenere minori costi, utilizzando un nuovo sommerso, legalizzato non nella forma ma nella sostanza.

In complessivo, secondo una recente indagine relativa agli stagisti nel terzo trimestre 2020, si è registrato un aumento del 20% su base annua per la fascia di età più alta, mentre per gli under 25 il calo è del 17% con la conclusione che gli stage diventano per molti un ammortizzatore sociale di ultima istanza.

Sarebbe preferibile prevedere un termine massimo di tirocinio di 3 e o 4 mesi non rinnovabili al fine di evitare queste pericolose distorsione.

Nel Recovery plan, la prima linea di intervento relativa a “Politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione” si articola in quattro misure:
1. politiche attive del lavoro e formazione;
2. piano nuove competenze;
3. apprendistato duale;
4. sostegno all’imprenditoria femminile.

Con la missione di concentrarsi sulle politiche attive del lavoro e formazione, sarebbe opportuno ora cogliere l’occasione di dar maggiore valore e utilità ai percorsi di tirocinio favorendo l’inserimento nel mondo del lavoro, con valorizzazione anche dell’investimento fatto nei loro confronti.
Altresì importante sarebbe, in riferimento ai tirocinanti che hanno completato il loro percorso presso gli uffici ministeriali (Giustizia, Miur, Mibact, Tis), riconoscere tale percorso anche a livello nazionale, sotto forma di un punteggio adeguato o una riserva in concorsi banditi dai ministeri di appartenenza oppure un corso-concorso che possa facilitare l’assorbimento della risorsa.



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