DIGITAL DIVIDE INTERGENERAZIONALE

DIGITAL DIVIDE INTERGENERAZIONALE

Contro l’epidemia da solitudine

Negli ultimi tempi, le tecnologie digitali hanno dato grande impulso a diversi settori. Tra gli altri, lavoro, scuola, assistenza, servizi bancari.
Il vantaggio portato dal digitale si traduce in esclusione dai benefici che il progresso teconologico può produrre in caso di inadeguatezza del corredo tecnologico a disposizione.

Tale divario riguarda soprattutto le persone anziane. È il c.d. digital divide intergenerazionale.

L’Agenzia europea per i Diritti Umani afferma che, all’interno dell’Unione, significativo è il divario digitale tra le generazioni e che questo tende ad aumentare con l’avanzare dell’età.

Dall’ultima conferenza internazionale organizzata da Age Europe (Organizzazione europea degli over 50) assieme alla BAGSO (Associazione nazionale tedesca delle organizzazioni degli anziani), è emerso che l’uso della Rete è sì cresciuto tra la popolazione anziana, ma resta il fatto che solo 1 persona su 5 (20%) degli over 65 utilizza internet e lo fa in modo occasionale, contro il 98% dei giovani tra i 16 e 29 anni.
Questo divario è ancor più evidente nell’accesso ai servizi come l’home banking o gli acquisti online.

In linea l’Italia.
Da un Report ISTAT pubblicato nel dicembre 2019 si evince che quasi la totalità delle famiglie con almeno un minore (95,1) dispone di un collegamento a banda larga, ma questa percentuale si riduce drasticamente al 34% quando si tratta di famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni.
Alla base dello scarso utilizzo della Rete da parte della fascia di età che va dai 65 ai 74 anni non vi è solo l’impossibilità di accesso, ma, il più delle volte, anche la carenza di alfabetizzazione digitale (solo l’8% della popolazione anziana possiede le competenze di base).

L’emergenza sanitaria degli ultimi mesi ha accentuato la necessità di utilizzare strumenti digitali per garantire la continuità di molte attività e termini come telemedicina, e-commerce, home-working sono diventati di uso comune.
Per gli over 65 colpiti direttamente o indirettamente dal covid-19, restare esclusi dai benefici dei progressi tecnologici ha acuito diverse problematiche, andando ad aggravare una situazione già complessa.
Il distanziamento sociale imposto nell’ultimo anno ha generato un’‘epidemia’ da solitudine, con risvolti spesso drammatici per le persone più fragili.
Lo sconvolgimento della routine e l’impossibilità di avere contatti diretti con congiunti hanno generato disagio a molti anziani.

Per questo motivo, durante la seconda fase del piano emergenziale, l’Azienda USL di Bologna ha promosso un’iniziativa grazie alla quale è stato possibile disegnare un quadro piuttosto dettagliato del rapporto tra anziani e tecnologie. Più di 1.000 gli intervistati, divisi in due gruppi: il primo composto da over 75 con livello altissimo di fragilità, suddivisi in anziani fragili, caregiver e familiari non conviventi; il secondo formato da over 75 con livello di fragilità medio-alto, suddivisi nelle medesime categorie del primo gruppo.
Dall’analisi dei dati raccolti sul primo gruppo è emerso che la percentuale di anziani fragili in grado di utilizzare gli strumenti di comunicazione digitale è molto bassa, con un uso del celleulare parecchio limitato, pari solo il 41%. Ad utilizzare il computer, invece, sono soprattutto i caregiver, con un percentuale superiore al 50%.
Dallo studio del secondo gruppo si è palesata una situazione molto simile a quella del primo, ma la percentuale di utlizzo del pc si riduce al 4%, mentre più diffuso è l’uso del cellulare (70%) per la parte ‘voce’ e 50% per la parte internet e social.
Grazie a questa indagine sarà possibile progettare interventi per il graduale superamento del digital divide e l’ampliamento dei canali di comunicazione con anziani fragili e i loro caregiver.
Infatti, il più delle volte si parla di divario digitale facendo riferimento esclusivamente ai giovani, tralasciando le difficoltà degli over 65 nell’utilizzo quotidiano di strumenti tecnologici che, in questa delicata fase, sono divenuti indispensabili per ‘incontrare’ un proprio caro, fare la spesa, etc.

Sempre in Emilia Romagna, durante il periodo pandemico, altre iniziative sono state messe in campo a supporto della popolazione anziana, come il progetto ‘Pane e Internet’, finanziato dalla Regione, e quello denominato ‘SOS Videochiamate’, promosso dall’ ISF (Informatici Senza Frontiere), associazione senza fini di lucro.
Il primo progetto ha favorito lo sviluppo di competenze digitali di cittadini di tutte le età, al fine di imparare a usufruire di servizi sempre più avanzati. Due esperti di comunicazione digitale e competenze sui media hanno svolto 10 video-lezioni di 15 minuti l’una su Lepida Tv, trattando diversi argomenti, come ricercare informazioni sul Web, fare acquisti online, come utilizzare lo Spid, il funzionamento dei principali social, etc.
L’ISF, invece, ha offerto agli utenti delle Case di Riposo e ai familiari, amici ed operatori che volevano mettersi in contatto con loro, mini-guide scaricabili da internet per l’utilizzo delle più comuni applicazioni di videochiamata per smartphone, tablet e computer.
Inoltre, un gruppo di soci volontari ha offerto uno sportello di assistenza via telefono e via e-mail per rispondere a domande di chi incontrava difficoltà nell’uso delle App o, semplicemente, per dissipare dubbi.

Nonostante le numerose iniziative intraprese in questi ultimi mesi da enti e varie associazioni sul territorio nazionale, resta evidente la necessità di ulteriori sforzi sul piano dell’educazione digitale, al fine di raggiungere efficacemente le persone anziane, soprattutto quelle che vivono in zone rurali, che hanno limitazioni fisiche o con condizioni di salute croniche.

Recentemente, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato un documento denominato «Diritti umani, partecipazione e benessere delle persone anziane nell’era della digitalizzazione», proprio per porre l’attenzione sul benessere e l’inclusione degli anziani nell’era del digitale.
Gli Stati membri e la Commissione europea sono chiamati ad adottare un approccio integrato basato sui diritti, a considerare le differenze tra uomini e donne e tra gli anziani, adoperandosi per meglio comprendere quale contributo quest’ultimi possano apportare alla coesione sociale e all’economia.

È certo, insomma, che il piano di digitalizzazione deve puntare all’inclusione degli anziani, per ridurne l’isolamento.

A tal proposito, occorrerebbe:
– una migliore distribuzione di dispositivi a facile utilizzo;
– educare e fornire le conoscenze necessarie per poter usufruire del digitale in maniera consapevole e in sicurezza, con corsi a libero accesso per le fasce d’età più avanzate;
– sensibilizzare sull’utilità delle nuove tecnologie, informando in maniera adeguata su eventuali ‘pericoli’ nascosti in Rete;
– incentivare gli investimenti regionali in progetti come quello messo a punto dalla Regione Emilia Romagna.

Investire sull’acquisizione di determinate competenze da parte degli anziani è essenziale in questa delicata fase di ritorno alla ‘normalità’.

 

 

 

 

 

FONTI:

Spazio50.org
agendadigitale.eu
www-grey-panthers-it.cdn.ampproject.org
ilmomento.biz
lepida.net



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