Incentivi e misure per un uso razionale nell’energia negli uffici

Incentivi e misure per un uso razionale nell’energia negli uffici

Il contributo della p.a.

Con 3,2 milioni di dipendenti, 32mila enti e circa 1,2 milioni di edifici diffusi sul territorio nazionale, la pubblica amministrazione è uno dei maggiori consumatori di energia in Italia. Un settore che potrebbe dare un contributo strategico al risparmio energetico e all’attuazione di misure volte alla riduzione del consumo di gas.

Già l’Unione europea, con il Regolamento n. 1369 del 5 agosto 2022, aveva previsto misure volte a ridurre i consumi di gas naturale nel periodo compreso tra l’1 agosto 2022 e il 31 marzo 2023. In linea, il Ministero della Transizione Ecologica ha reso pubblico il ‘Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas’ che prevede anche misure di contenimento nel settore riscaldamento e una serie di misure per l’uso efficiente dell’energia, indirizzate anche alla p.a.
Si tratta di dieci azioni per il settore pubblico.
Nel dettaglio: formazione e campagna di sensibilizzazione per i dipendenti pubblici; formazione specifica dei dirigenti; collaborazione a una campagna di comunicazione e di informazione diretta alla cittadinanza; collaborazione a una campagna di comunicazione e sensibilizzazione nelle scuole; rinnovo di impianti e apparecchiature; semplificazioni normative e incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici nel patrimonio edilizio pubblico; incentivazione delle comunità energetiche; inserimento di indicazioni specifiche nel Codice di comportamento dei dipendenti pubblici; incentivi e premialità per i dipendenti pubblici; premio p.a. per l’uso efficiente dell’energia.
Anche l’ENEA, in linea con quanto predisposto dal Ministero, avanza indicazioni pratiche per i cittadini chiamati all’adempimento degli obiettivi prefissati.

Del resto, l’efficientamento energetico degli edifici della p.a. è da tempo all’attenzione. Già all’interno del «pacchetto clima» l’Europa imponeva all’Italia di creare un percorso con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale legato ai consumi delle strutture pubbliche. L’indicazione è stata recepita nel 2014, stabilendo l’obbligo, da gennaio 2019, per tutti gli edifici di nuova costruzione, di rispettare standard energetici virtuosi.

In questa direzione, fondamentale sarebbe anzitutto procedere a una seria diagnosi energetica, meglio se con il metodo moderno di soluzioni digitali di rilevamento che permettono di studiare il fabbisogno energetico delle apparecchiature elettriche (si pensi ad esempio a climatizzatori, computer, generatori) e raccogliere dati utili a definire i relativi margini di risparmio.
Una prima essenziale verifica da fare riguarda la spesa di energia in un anno per edifici e per contatori. Questo studio renderebbe possibile suddividere il costo complessivo per zone, oltre a consentire un’ottimizzazione dei consumi, attraverso, ad esempio, la concentrazione di determinate attività durante le ore diurne, in presenza di un impianto fotovoltaico che migliora il rapporto consumo/produzione.
Sarebbe altresì buona pratica disattivare, a fine orario di lavoro, PC, stampanti, monitor, ed attivare lo stand-by automatico su ogni dispositivo a intervalli ridotti. Anche un cambio di attrezzature elettroniche potrebbe contribuire a un reale risparmio energetico.

I soli edifici direzionali pubblici, quelli adibiti a uffici amministrativi, per circa 13.500 immobili, comportano un consumo annuo di 4,3 TWh, che in termini monetari si traducono in una spesa di 644 milioni di euro. Il 20% di questi edifici è particolarmente energivoro. Questi consumi potrebbero essere abbattuti del 40%, intervenendo sull’involucro edilizio e sugli impianti, con un risparmio economico, oltre che alla diminuzione delle emissioni di CO2 di ben 130.000 tonnellate.

L’efficientamento energetico della p.a. appare dunque di fondamentale importanza nel quadro del controllo della crisi nazionale proprio in considerazione del fatto che la mancanza di gestione energetica del patrimonio strutturale e infrastrutturale pubblico rappresenta una delle principali cause di sprechi e inquinamento ambientale.
Gli interventi, che sarebbe opportuno operare su immobili, impianti e processi produttivi riguardano, in dettaglio, la riduzione dei consumi di energia nei processi industriali, la realizzazione e l’ampliamento di reti di teleriscaldamento, la riqualificazione energetica degli edifici e l’efficientamento di servizi ed infrastrutture pubbliche, inclusa l’illuminazione pubblica.
Tra l’altro, il PNRR ha contribuito ad arricchire e consolidare gli strumenti finanziari e i tipi di investimento a sostegno della riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale e locale.



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