ZES, ZEA, GIUSTIZIA AMBIENTALE E SVILUPPO SOSTENIBILE

ZES, ZEA, GIUSTIZIA AMBIENTALE E SVILUPPO SOSTENIBILE

Nuovi modelli di Giustizia per il rilancio delle imprese

L’attuale assetto socio-economico italiano vive una situazione di grave criticità.
Si avverte forte la necessità di guardare con maggior fiducia al futuro, creando le condizioni per uno sviluppo economico sostenibile in grado di supportare ed incentivare il tessuto produttivo ed imprenditoriale.

Come per parte avvenuto, il primo passo da compiere per attrarre nuovi investimenti che possano rilanciare la crescita e l’occupazione è sicuramente l’adozione di misure straordinarie, pure ricorrendo alla decretazione prevista dall’art. 77 cost., a cui andrebbero ad aggiungersi gli aiuti di Stato previsti dall’UE nonché gli sgravi fiscali e le semplificazioni di carattere amministrativo laddove si pervenga all’effettiva attivazione delle Zone Economiche Speciali (ZES) nella loro fase esecutiva, con l’ulteriore esenzione dal pagamento delle imposte IRES ed IRAP previste dalla Legge di Bilancio 2020 e dal DL Semplificazioni.

Ma per far fronte alla crisi generata dal dilagare dalla pandemia da Covid19 è necessario compiere anche uno sforzo ulteriore, volto a individuare interventi mirati ad incidere sulle dinamiche che legano i vari settori.

Tra le molte criticità che rendono il territorio italiano poco attrattivo e meno competitivo rispetto ad altri, indubbiamente una notevole incidenza è data dai ritardi nel sistema giudiziario, soprattutto in ambito civile. Il bisogno di certezza del diritto avvertito anche dalle imprese è mortificato dalla lungaggine dei tempi. Ne è prova, al riguardo, il caso del riconoscimento di un credito in sede giudiziaria, anche dinanzi al c.d. “Tribunale delle Imprese”, i cui tempi risultano essere spesso del tutto incontrollabili.
Nel pieno rispetto del principio di leale collaborazione tra diversi livelli di Governo, occorre pertanto iniziare a riservare, a livello nazionale, un’attenzione particolare verso tale problematica, affinché possano essere destinati, in tempi brevi, investimenti significativi in termini di risorse finanziarie, umane e strumentali finalizzate a ridurre i tempi della giustizia in modo da allinearli con le migliori realtà presenti sul territorio italiano.

Al fine di accompagnare la ripresa economica e sociale del Paese occorre inoltre elaborare strategie e politiche adeguate volte a colmare i divari territoriali con azioni che abbiano incidenza anche in termini di giustizia ambientale.

Un dato costante che emerge, infatti, dagli indicatori socio-economici aggregati a livello comunale è che le comunità residenti in prossimità di siti inquinati italiani sono prevalentemente deprivate, soprattutto nelle regioni del Sud e nelle isole. Un quadro, quindi, generale di ingiustizia ambientale che va a coniugarsi con i fenomeni di ingiustizia distributiva generati dalla marginalizzazione delle comunità nelle decisioni relative ai processi di industrializzazione avvenuti nel Meridione.

Da qui la necessità di promuovere la giustizia ambientale per le comunità residenti in prossimità dei siti inquinati definendo, a livello locale, interventi ed azioni basate su modelli di sviluppo sostenibile.

Un importante passo in avanti, in questa prospettiva, sarebbe la diffusa istituzione delle Zone Economiche Ambientali (ZEA) a livello nazionale e regionale, così come previste dalla legge Clima a fine 2019, svolgendo le aree naturalistiche un ruolo fondamentale nel contenimento delle emissioni climalteranti, nel contrasto ai cambiamenti climatici e nella conservazione dell’ambiente e della biodiversità.

Il fondo di 40 milioni dedicato dal decreto Rilancio proprio alle attività lavorative operanti all’interno delle ZEA, pur rappresentando un ottimo supporto per far fronte all’inevitabile crisi economica conseguente alla pandemia, di per sé, tuttavia, non basta.

Quello che realmente occorre è infatti pianificare al meglio delle misure per lo sviluppo sostenibile di queste zone, con l’obiettivo di renderle attrattive per attività e imprese che contemplano finalità coerenti. Ciò consentirebbe sicuramente di arginare anche il danno economico che la limitazione delle visite turistiche nei territori dei parchi nazionali sta producendo nel settore, investendo professionisti, strutture e attività ricettive, oltre che a preservare il tessuto economico e sociale dei singoli territori.



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